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Un piano industriale per salvare la Giusti
L’11 settembre vertice con le banche creditrici chiamate a concedere nuovi finanziamenti per evitare il fallimento
PISTOIA. Una data che evoca una tragedia indelebile, ma, con le debite proporzioni, il prossimo 11 settembre potrebbe segnare anche il destino del gruppo “Giusti per l’edilizia” e, di conseguenza, dei tanti progetti che la vedono legata a doppio filo con il futuro urbanistico della città. Per il secondo mercoledì di settembre è infatti fissato il vertice nel corso del quale l’azienda pistoiese dovrà presentare alle banche creditrici il piano industriale indispensabile per ottenere nuovi finanziamenti, che dovrebbero consentire di riaprire i tanti cantieri da tempo congelati per mancanza di liquidità.
Un passaggio fondamentale, due settimane prima di un altro appuntamento critico, questa volta davanti al giudice, chiamato a valutare un’istanza di fallimento depositata in tribunale da un’azienda fornitrice che attende di essere pagata da mesi.
La stesura del piano industriale è stata affidata ad una delle società di revisione leader a livello internazionale, la Kpmg, è dovrà contenere tutte quelle previsioni di ripresa e di sviluppo che potrebbero convincere gli istituti di credito, già pesantemente esposti (ci si aggira attorno ai 70 milioni di euro, che arrivano a 90 se si considerano i crediti vantati dai fornitori) con le aziende della famiglia Giusti (esclusa la Giusti Marcello srl), a concedere un’altra iniezione di liquidità (svariati milioni di euro), indispensabile a far ripartire le attività nei vari cantieri e, se necessario, allontanare, con la concessione di un concordato preventivo, l’infausta ipotesi di un fallimento.
Con il piano industriale approvato dalle banche creditrici (gli istituti bancari coinvolti sono l'Iccrea, cioè l'istituto centrale delle banche di credito cooperativo, la Caripit, il Monte dei Paschi, Unicredit, la Bnl, Banca Intesa e altri istituti minori), la Giusti si potrebbe infatti presentare con buone chance all’udienza davanti al giudice fallimentare del 26 settembre.
Per cercare di superare la crisi in cui versa, lo scorso giugno la Giusti per l'edilizia si è divisa in due: i beni mobili del grande gruppo edile, insieme a nove dei cantieri aperti sotto l'insegna "Giusti", sono stati ceduti in affitto per tre anni ad un'altra azienda del gruppo, la Giusti Costruzioni spa. Il resto del business, compresi i cantieri attualmente fermi all'ex Breda (quello dell'albergo Hilton e quello del parcheggio multipiano), i crediti e la pesante zavorra dei debiti sono rimasti invece sulle spalle della Giusti per l'edilizia spa. Formalmente, la Giusti Costruzioni spa, per l’affitto del ramo d'azienda, dovrà versare un canone di 23.000 euro al mese. La nuova azienda, senza il peso dei debiti, dovrebbe potersi sviluppare liberamente. Contemporaneamente, Giancarlo Giusti, amministratore e socio unico della Giusti per l'edilizia, rimane saldamente alla guida del gruppo: infatti è presidente del cda anche della Giusti Costruzioni.
La Giusti Costruzioni subentra, come detto, in nove cantieri. Si tratta delle 2 villette e 12 appartamenti in via di costruzione a Serravalle per la coop Edilconfort (importo dell'appalto 2,6 milioni); del primo stralcio del Peep di Masiano (6 milioni); della "Cittadella della solidarietà" realizzato dalla Misericordia alla Vergine (6,6 milioni); di due interventi per ditte vivaistiche a Bottegone e in via Ombrone Vecchio (800.000 euro); di 22 appartamenti a Monsummano per la Adl Immobiliare (1,1 milioni); di due interventi per la Piaggio a Pontedera (460.000 euro); di alcune opere edili a Masiano (600.000 euro).
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