Meteo
Derubata al S. Jacopo da falso medico
Vedova di 89 anni vittima di un uomo che le ha sfilato la fede. Il figlio: «Voglio denunciare l’Asl: chi era quell’uomo?»
PISTOIA. Il pianto è quello fragile e tenero di una donna di 89 anni, malata, a cui hanno rubato la fede nuziale in un modo vigliacco. «Ieri ha pianto tutto il giorno» racconta il figlio, Mario Petracchi, di Quarrata, che adesso dice di voler denunciare i responsabili del San Jacopo per il furto subìto dall’anziana madre martedì mattina, all’interno di una delle stanze del nuovo ospedale.
Intanto, Niva Martini ha già sporto denuncia alla polizia. Il ladro, secondo la testimonianza dell’anziana vedova, si è finto un medico del presidio per conquistare quel briciolo di fiducia che è bastato a sfilarle l’anello dall’anulare, con la promessa di riportarlo subito indietro. L’uomo indossava un vestito con giacca color marrone chiaro e parlava in italiano, senza inflessioni dialettali. Sulla quarantina, alto circa un metro e 75, corporatura media: questo l’identikit fornito dalla signora Niva agli agenti.
La vicenda è stata resa nota da Mario Petracchi e da Giancarlo Noci, del direttivo e della segreteria Lega Nord Quarrata, per segnalare «le gravi carenze del San Jacopo in fatto di sicurezza». «Cambia la struttura ma la situazione resta la stessa di sempre» denunciano gli esponenti della sezione quarratina. Petracchi ha intenzione di andare fino in fondo alla questione, e ieri si è rivolto ai Carabinieri di Quarrata. «Voglio denunciare l’ospedale – dice – Non capisco come mai io non posso entrare prima delle 11,30 mentre qualcun altro riesce non solo a passare ma anche a rubare. Io no e i ladri sì? Ieri (martedì, ndr) mi hanno detto di ritornare più tardi per due volte. Volevo solo portarle delle cose. Tra l’altro mi risulta che nella stessa mattinata ci sia stato anche un altro furto. Mia madre è disperata per quell’anello. Appena questa persona è entrata nella sua stanza, intorno alle 9 – racconta Petracchi – lei ha subito stretto i bordi del letto con le mani. Non si fidava. Poi però lui gli ha detto: “Sono un medico, le prendo un attimo la fede e gliela riporto subito”. Una storia da non credere».
Nella denuncia si legge che l’allarme è stato dato dopo una ventina di minuti, quando la paziente ha raccontato l’episodio a un’infermiera. Petracchi spiega tuttavia che i sospetti della madre sono scattati fin da subito. «Si è accorta dal primo istante che quella fede non l’avrebbe più rivista». Si tratta di un anello “bombato” nella parte superiore, classico, senza nessuna scritta all’interno. Il valore non è nell’oggetto, ma in ciò che rappresenta. Come ogni fede è prima di tutto una promessa d’amore. Oltre al segno di un legame duraturo, per la signora Niva, ricoverata nel nuovo ospedale da giovedì scorso, l’anello rubato è anche il ricordo del marito che non c’è più.
«Proprio per l’aspetto emotivo, gesti di questo tipo – dice il segretario comunale della Lega Nord, Noci – possono addirittura aggravare lo stato di salute dei pazienti». Anche lui, come Petracchi, denuncia i problemi di sicurezza al San Jacopo. «Giustamente non fanno entrare i familiari perché – precisa – medici e infermieri devono svolgere il loro lavoro, però poi gli estranei al personale passano senza difficoltà. E’ questo il problema. Già nel vecchio ospedale c’erano episodi simili ma, con la nuova struttura, ci saremmo aspettati un passo in avanti. Per non parlare del Ceppo – conclude Noci – Ho visto gente dormire sulle panchine del vecchio pronto soccorso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google