Il Tirreno

Pistoia

Pistoia, taglio del nastro all’ospedale San Jacopo

di Tiziana Gori
Pistoia, taglio del nastro all’ospedale San Jacopo

In quattromila alla cerimonia inaugurale. Il presidente della Regione Rossi: «È una giornata di festa per la sanità toscana, che deve restare pubblica»

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PISTOIA. L’inaugurazione pochi minuti dopo le cinque del pomeriggio: il presidente della Regione Enrico Rossi prende le forbici poste da Abati e taglia il nastro insieme al sindaco Samuele Bertinelli. «Potete entrare», dice al microfono il direttore generale della Asl3 Roberto Abati. Una folla di giovani e anziani, famiglie con bambini, operatori sanitari in divisa da lavoro, varca la soglia d’ingresso. A fine serata secondo le forze dell’ordine saranno stati più di 4mila quelli che avranno visto per la prima volta il nuovo ospedale, che dopo 700 anni manda in pensione (ma non completamente) il centralissimo Ceppo.

Si chiama San Jacopo, come il santo patrono che Pistoia festeggerà il 25 luglio. Ricordando i pellegrinaggi di Sant’Iacopo, il suo essere un infaticabile camminatore, il sindaco Bertinelli aveva detto che il nuovo ospedale «porta la città in pellegrinaggio verso il futuro, mantenendo le radici ben ancorate sul territorio».

Si è trattato di un momento epocale e la città non ha voluto mancare. Così come autorità locali e da fuori provincia, il mondo dell’economia e del sindacato, le associazioni di volontariato e quelle di categoria, le forze dell’ordine, e il vescovo Mansueto Bianchi (che ha impartito la benedizione) hanno fatto da cornice ad un evento storico, allietato dalla banda comunale, da cori gospel, mini concerti di pianoforte e performance canore sparse nei 110mila metri quadrati della struttura.

«Questo è un grande momento di festa per la sanità toscana, ed è normale provare emozione - ha affermato Rossi durante il suo intervento, l’ultimo di quelli previsti dalla scaletta - Abbiamo dovuto lottare per arrivare a questo. In Italia quando ci si muove per fare qualcosa di buono e di bello si trovano sempre ostacoli, tranelli, intoppi. Ringrazio tutti i direttori generali che si sono avvicendati, e che hanno subìto anche processi per questo ospedale. Il cavallo della sanità è pulito. Beninteso - ha aggiunto - la criniera può anche avere qualche pidocchio, ma lo togliamo subito».

Erano presenti, oltre a Rossi e al dg Abati, l’assessore regionale alla sanità Luigi Marroni, i direttori sanitario e amministrativo della Asl 3 Lucia Turco e Luca Cei, il prefetto Mauro Lubatti, la presidente della Provincia Federica Fratoni, i sindaci dei 22 Comuni pistoiesi, l’attuale presidente del Sior (Sistema integrato ospedali regionali) Edoardo Majno, i precedenti direttori della Asl 3 Mauro Pallini, Vairo Contini e Bruno Cravedi, il presidente di Sat Maurizio Fratoni.

Sat è l’associazione temporanea di imprese costituita da Astaldi, Pizzarotti e Techint che hanno costruito l’ospedale con il progetto di finanza da 82 milioni di euro stipulato con il Sior. «Abbiamo rispettato tempi di consegna e costi», ha sottolineato con orgoglio Fratoni, nativo di San Marcello. «La sanità è pubblica, i servizi privati, e garantiremo servizi di qualità», ha rassicurato.

Sulla necessità di una sanità che resti saldamente in mano pubblica si era speso anche Enrico Rossi. «In Italia, e in Toscana in particolare siamo convinti che la sanità debba essere pubblica, un bene comune, di tutti. Il pubblico come garanzia. Se introduci il profitto in sanità la deviazione dall’obiettivo salute è inevitabile. E vogliamo - ha aggiunto Rossi - una sanità di qualità. Stiamo costruendo ospedali (dopo Pistoia sarà inaugurato a settembre il nuovo ospedale di Prato, poi a febbraio quello di Lucca e nell’autunno 2014 quello delle Apuane, ndr) quando si parla di deospedalizzazione, Può sembrare una contraddizione ma non è così. L’ospedale diventa risorsa estrema, proprio quando non se ne può fare a meno, e quindi deve essere moderno, efficiente e tecnologico. Mai abbandonare l’obiettivo di innovare e cambiare. Abbiamo l’ambizione di aquisire le migliori pratiche del mondo. Le cure cambiano continuamente, e la sanità se sta ferma retrocede. So - ha concluso - come cambia la percezione della qualità del servizio da parte del cittadino. Fate in modo che il cittadino si senta preso in carico, curato, accudito, che percepisca una sanità di altissimo valore e si diranno meraviglie del nuovo ospedale».

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