«Una festa? Noi saremo là a protestare»
Le dipendenti delle pulizie all’inaugurazione del nuovo ospedale con striscioni e manifesti. In 37 rischiano il lavoro
PISTOIA. «Ci hanno convocate per un incontro venerdì scorso. Trentasette di noi non rientrano più nei piani e 43 dovrebbero lavorare a metà orario, passando da 36 a 18 ore settimanali. Guadagneremmo circa 400 euro mensili. E come si sopravvive?».
A otto giorni dalla bella festa per l’inaugurazione del nuovo ospedale le lavoratrici (tutte donne, ad eccezione di 3 uomini) della Dussmann, che si occupano delle pulizie e della distribuzione del vitto al Ceppo hanno ricevuto una doccia fredda che le lascia col cuore in gola in attesa dei prossimi incontri tra Gesat (la società a cui Sat, il concessionario che ha realizzato il nuovo ospedale, affiderà i servizi non sanitari), sindacati, enti locali, Regione e Asl. Si stanno muovendo un po’ tutti in questi giorni. La domanda è: ci si è mossi troppo tardi? Non era possibile organizzare i servizi e verificare la presenza di personale mancante o in eccesso prima di un’inaugurazione che tutti vorrebbero come un’occasione di festa e che rischia di lasciare la scena alla protesta delle lavoratrici?.
«Ci saremo - promette Graziella Alberti, rsu aziendale, a nome delle compagne - Se non arrivano notizie di tono diverso in questi giorni sabato pomeriggio saremo al nuovo ospedale con manifesti e striscioni». «Siamo tutte donne - commenta Alberti - e con necessità di guadagnare, i nostri stipendi sono indispensabili in famiglia. Molte di noi si trovano a fare i conti con mutui e hanno figli. Io ho cambiato casa di recente per pagare un affitto meno caro. Con la Dussmann lavoravo 40 ore, guadagnando 950 euro mensili. Diciotto ore sono poco più di 350 euro. Vuol dire mettere in ginocchio intere famiglie».
«In questo tipo di operazioni - afferma Luca Cei, direttore amministrativo della Asl3 - i contratti vengono stipulati a ridosso dell’inizio delle attività».
L’Asl3 non sarebbe diretta parte in causa, ma ha accettato il ruolo di coordinatore dei tavoli tecnici tra i sindacati e le aziende a cui Gesat ha affidato i servizi non sanitari: Colser (sanificazione), Serenissima (ristorazione), Bioster (sterilizzazione), cooperativa L’Arca (smaltimento rifiuti), Servizi Italia (lavanderia). In quello di ieri Cei ha dato una buona notizia: i 60 lavoratori delle cucine avranno il posto assicurato per almeno un altro anno: «In questo arco di tempo - spiega Cei - dobbiamo provvedere alla risistemazione dell’area del Ceppo, e le cucine continueranno a preparare pasti anche per Pescia, per le Rsa e per il Meyer».
Un po’ di lavoro sarà assicurato, sempre su decisione dell’Asl, anche per la pulizia durante le sedute di emodinamica e nelle sale operatorie.
In totale, oltre ai 60 nelle cucine, sono impiegati nei servizi non sanitari altri 98 lavoratori. «Chiedevamo da tempo un confronto - afferma Patrizia Pellegatti, segretaria provinciale Cisl -, che ci veniva negato. Poi siamo stati messi di fronte ad un “fatto compiuto” che non accettiamo. Se l’automatizzazione di parte del lavoro rende necessario meno personale, serve qualcuno per manovrare i robot ed è necessario formare il personale per le nuove mansioni. Ecco perché abbiamo chiesto l’intervento di Comune e Provincia, che può organizzare specifici corsi di riqualificazione».
Il timore delle aziende che hanno preso in gestione i servizi, afferma Pellegatti, è quello di fare un salto nel buio. «Il privato vuole guadagnare, anche giustamente. E stringe sui numeri. Ma la questione va discussa bene».
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