Il Tirreno

Pistoia

Rinasce l’antica Ferriera in arrivo 50mila euro

di Elisa Valentini
Rinasce l’antica Ferriera in arrivo 50mila euro

Il quattrocentesco opificio di Maresca, con i suoi macchinari, sarà restaurato e inserito nel percorso dell’Ecomuseo grazie ai fondi stanziati dalla Regione

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SAN MARCELLO. È considerata uno degli esempi più interessanti di archeologia industriale della Montagna pistoiese. E adesso, dopo anni di attesa, la Ferriera Papini di Maresca potrebbe riaprire i battenti ai visitatori per raccontare la sua storia secolare a turisti e residenti. Circa 50mila euro sarebbero infatti in arrivo dalla Regione, destinati al recupero dell’antico opificio, documentato già nel 1534, ai tempi di Cosimo De’ Medici, quando la montagna pistoiese era uno dei centri metallurgici più importanti nella Penisola.

La ferriera, proprietà della famiglia Papini di Maresca, è insomma un vero monumento, tuttavia al momento costretto alla chiusura per l’inagibilità dovuta al tetto pericolante. Già da una quindicina di anni il comune ha accolto l’appello dei Papini per il recupero dell’edifico, ma finora non si era mai trovata una soluzione. Questo finanziamento, erogato con fondi europei su bando del Gal Garfagnana, potrebbe essere la vera svolta.

«Quando abbiamo saputo di un bando sulle Vie del castagno – spiega l’assessore alla Cultura di San Marcello, Alice Sobrero – abbiamo aderito con un progetto per il restauro della copertura della ferriera dove si forgiavano attrezzi destinati al lavoro nei boschi. Senza l’apporto dell’ufficio tecnico e dell’ufficio cultura delle Provincia, nonché dell’associazione Ecomuseo, non saremmo però riusciti a presentare la domanda, poiché gli uffici comunali oberati dal quotidiano. Il progetto è piaciuto al Gal, che lo ha bollato come essenziale, e dovrebbe essere finanziato al 100% con fondi dai 48 ai 50mila euro. Il Comune ci metterà solo l’Iva per 5-6mila euro».

Il tetto, essendo la ferriera tutelata dalla Sovrintendenza, dovrà essere ripristinato secondo i lineamenti originali. Da rilevare la disponibilità dei Papini che, pur di vederla ristrutturata, ha acconsentito di concedere l’amata ferriera in comodato d’uso gratuito per almeno 50 anni al Comune, condizione essenziale perché dei fondi pubblici siano investiti su un bene privato.

Abbiamo chiesto ai fratelli Lia e Alfio Papini di farci visitare l’opificio. Un vero spettacolo. Basta entrare all’interno per essere riportati indietro nel tempo, quando i maestri fabbri, rubizzi in volto per il caldo, lavoravano tenendo gli attrezzi coi canovacci a mo’ di presa per non bruciarsi. Sono ancora visibili i 2 grandi magli azionati dal pesante albero a canne, originale del ‘400, le fucine ed un forno. Infine la grande ruota idraulica, purtroppo un po’ rovinata.

«Quando fu scoperta l’America nel 1492 – racconta Lia Papini – qui lavoravano già una ventina di persone. È una delle ferriere più antiche del Granducato di Toscana, fondata prima del ‘400. Ho ancora tanti documenti che ne testimoniano la storia».

«Mio padre Michele ci ha lavorato fino agli anni ’80, produceva una decina di accette al giorno – racconta Alfio Papini – ma un mestiere del genere oggi non è più sostenibile. Fino ad alcuni anni fa tanti gruppi di stranieri, in viaggio in Toscana, venivano qui e chiedevano di visitare la ferriera: mio babbo si improvvisava cicerone. È un peccato vederla morire così, ma finché il tetto è pericolante non possiamo far entrare visitatori».

Una volta ristrutturato, l’intenzione è di inserire l’opificio nella rete dell’Ecomuseo, il cui itinerario del ferro è attualmente sprovvisto di ferriera.

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