Per le vedove 52 euro in più nella pensione
E se si hanno i requisiti si possono recuperare fino a 3.400 euro di arretrati: un vero tesoretto
PISTOIA. Pochi lo sanno, ma c’è un tesoretto pensionistico per le vedove dei dipendenti pubblici e privati: un’assegno mensile di 52 euro (52,91 per la precisione) che non cambierà la vita a nessuno, e però a nessuno risulterà sgradito. Non solo, la riscossione di questa integrazione pensionistica è retroattiva, cioè chi ne ha diritto ha diritto anche agli arretrati: cinque anni di arretrati.
È “l’assegno al nucleo familiare” che le spetta alle vedove (e ai vedovi) titolari di pensione di reversibilità, inabili al lavoro e il cui coniuge era dipendente sia di un’azienda privata, sia del settore pubblico. Non è un trattamento di favore, bensì di un diritto, di una forma di sostegno pensionistico, cioè, riconosciuta dalle norme.
L’esercito delle vedove. Un diritto che riguarda parecchie persone. Le vedove che possono richiedere all’Inps l’assegno mensile di 52 euro perché non più abili al lavoro in Toscana sono non meno di 25mila.
La platea potenziale degli aventi diritto è dunque ampia. Se le stime raccolte dal partronato Inac di Lucca, secondo cui oltre il 25% di titolari di pensioni “ai superstiti” ha diritto a questo assegno, si può ipotizzare che a Pistoia la cosa riguardi all’incirca 2.500 persone.
3.400 euro di arretrati. L’assegno mensile, si è detto, è di 52,91 euro al mese – per tutta la vita – ossia poco più di 600 euro l’anno. Si possono però recuperare fino a cinque anni di arretrati, che valgono un gruzzoletto di 3.400 euro.
Chi ha diritto all’assegno. Hanno diritto all’assegno a nucleo familiare, le vedove dei dipendenti pubblici o privati che siano riconosciute inabili a «proficuo lavoro». In sostanza, se una donna resta vedova a 45 anni e suo marito è un commerciante o un artigiano non ha diritto ai 52 euro mensili.
Il diritto, ovviamente, vale anche per i vedovi di sesso maschile. Che sono, tuttavia, molti di meno (il rapporto è uno a quattro) e più difficilmente nelle condizioni di “inabilità”
Inabili al proficuo lavoro. Per essere dichiarati inabili a proficuo lavoro ci sono tre condizoini: o si è invalidi al 100%, o si è titolari di pensione di accompagnamento o si richiede un certificato specifico (che si chiama ss5).
Dopo i 65 anni - spiegano dai patronati - per legge non si può più attribuire un punteggio all’invalidità, ma si può solo definire il grado: lieve, medio-grave o grave. Se il grado è grave equivale all’invalidità al 100%. Chi ha questo riconoscimento, spesso richiesto dalle persone con più di 65 anni per ottenere l’esenzione dal ticket, automaticamente ha diritto all’assegno a nucleo familiare. Lo stesso vale per chi ha l’accompagnamento: questa condizione dà diritto anche al beneficio dell’assegno. Le vedove che non hanno né l’invalidità al 100% né l’accompagnamento possono invece richiedere al proprio medico curante di certificare l’inabilità al proficuo lavoro tramite certificato SS5. Il certificato deve essere chiesto al medico di famiglia perché conosce le condizioni di salute della paziente. Il certificato, poi, deve essere inviato all’Inps. L’istituto, a questo punto, potrebbe chiedere ai propri medici di effettuare un accertamento ma in generale i certificati inviati dai medici di famiglia vengono accolti e confermati. L’unico aspetto da tenere presente in questo caso è che un certificato del genere essendo un atto legale può essere a pagamento e può costare anche 50 euro.
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