Il Tirreno

Pistoia

Caccia all’uomo dopo i colpi di pistola

Caccia all’uomo dopo i colpi di pistola

In fuga l’albanese che lunedì sera ha ferito davanti al circolo il fidanzato della ragazza con cui aveva avuto una relazione

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PISTOIA. Due spari, uno in aria, l’altro a terra, esploso tra i piedi del rivale in amore, per intimidire e non, sembra, per ferire o uccidere. È caccia all’uomo che, lunedì sera, davanti al circolo di Santomato, ha aggredito, colpendolo ripetutamente alla testa col calcio di una pistola, il fidanzato della ragazza con cui nel recente passato aveva avuto una breve relazione. Si tratta di un albanese di trent’anni residente a Montale che da tre settimane aveva lasciato gli arresti domiciliari, dove si trovava per spaccio di stupefacenti. Albanese anche l’aggredito, 25 anni, residente a Pistoia in via Erbosa: lui, invece, è da poco uscito dal carcere. Ventenne rumena la ragazza, che proprio durante la detenzione del fidanzato aveva avuto una storia con l’aggressore, durata una quindicina di giorni.

Proprio la fine di questa breve relazione sarebbe stata all’origine della lite poi degenerata dell’altra sera. Probabilmente il trentenne rumeno non voleva rassegnarsi al fatto che i due fidanzati, tornati assieme dopo la scarcerazione, presto si sarebbero sposati. In queste ore sulle sue tracce c’è la polizia dell’intera provincia.

L’aggressione. Sono circa le nove e mezzo di lunedì sera quando i due fidanzati arrivano in auto a Santomato. Entrano nei giardinetti a fianco del locale circolo Arci che si affaccia sulla via Montalese e lì si mettono a parlare seduti su uno dei giochi per i bambini. Quasi subito vengono notati dal trentenne pregiudicato, che si trovava davanti al circolo insieme a due amici, anche loro albanesi. Il giovane, da poco tornato in libertà dopo un periodo passato agli arresti domiciliari, si avvicina, e inizia una vivace discussione. Forse l’argomento è la relazione che aveva intrattenuto per un paio di settimane con la ragazza mentre il fidanzato si trovava in carcere.

A un certo punto estrae una pistola semiautomatica che tiene infilata nei pantaloni e, con un gesto fulmineo, colpisce con il calcio dell’arma, spaccandogli un sopracciglio, il rivale. Quest’ultimo cade in ginocchio e riceve almeno altri tre o quattro violentissimi colpi sulla testa. Quindi l’aggressore scarrella la pistola, non ricordandosi che aveva già un colpo in canna: il proiettile cade sul terreno (dove verrà poi ritrovato dalla polizia). Vuole intimidire il rivale e gli punta l’arma alla testa. Il connazionale, spavaldamente, lo sfida a sparargli. La ragazza urla, gli afferra il braccio, grida all’ex amante di smetterla, di lasciare stare il fidanzato. L’aggressore punta la pistola verso il cielo ed esplode un colpo. Quindi spara ancora, a terra, tra i piedi del ragazzo, dopodiché, forse consapevoli che di lì a poco sarebbero arrivate le forze dell’ordine, entrambi i gruppetti si dileguano: i due fidanzati risalgono in auto e si allontanano lungo via Montalese, gli altri si dileguano a piedi attraverso un campo.

Le indagini. Pochi minuti, è sul posto accorrono polizia e carabinieri. Sono gli uomini della Squadra volante della questura (coordinati dal sovrintendente Paolo Corsi e diretti dall’ispettore Giuseppe Antonicelli) a raccogliere, dopo aver recuperato il proiettile e i due bossoli trovati accanto ad alcune chiazze di sangue, le testimonianze dei giovani che hanno assistito, sbalorditi, all’episodio. Fondamentale l’indicazione del colore e del tipo di auto su cui i due fidanzati si sono allontanati.

Gli investigatori della Squadra mobile, diretti dal vicequestore Antonio Fusco, riescono a capire da questi elementi di chi potrebbe trattarsi: un pregiudicato albanese residente a Pistoia da poco rimesso in libertà. Vanno a casa del giovane e lo trovano lì, ancora sanguinante dalle ferite alla testa, suturate poco dopo al pronto soccorso (di 15 giorni la prognosi). Altri poliziotti corrono invece a casa dell’abitazione dell’aggressore, individuato anch’egli grazie alle testimonianze, ma nella villetta a schiera di Montale in cui risiede non lo trovano.

Inizia la caccia all’uomo.

Massimo Donati

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