Spendiamo troppo nelle medicine? Solo colpa dell’Asl
I medici di famiglia spiegano la ricetta per risparmiare «I farmaci vengano distribuiti direttamente in ospedale»
PISTOIA. Nessuna ricetta di troppo, nessuna prescrizione di medicinali inappropriata: i medici di famiglia difendono il proprio operato dagli attacchi dell’Asl e propongono, per la seconda volta in poco meno di due anni, una soluzione salvaspesa in materia di farmaci, anche se finora sembra che l’azienda sanitaria pistoiese abbia fatto orecchi da mercante.
I medici di base non ci stanno a prendersi la colpa della spesa da record in medicine emersa dal rapporto del Mes (managment e sanità della scuola Sant’Anna di Pisa) reso noto negli scorsi giorni, che indica l’Asl di Pistoia come quella che tra le aziende sanitarie della Toscana spende più di tutte le altre in farmaci. In testa alla classifica ci sono antidepressivi e inibitori di pompa protonica, quest'ultimi usati, ad esempio, per curare le ulcere.
Mentre il direttore generale Roberto Abati, proprio per contenere i costi da ricetta, invoca l’inversione di tendenza e annuncia l’inizio di un confronto con i medici, i dottori di base, dal canto loro, rispediscono le accuse all’Asl con tanto di proposta. Macché prescrizioni facili e medici dalla penna trepidante: a Pistoia, secondo la federazione dei medici di famiglia, si spende più che altrove perché l’Asl finora non ha lavorato per risparmiare.
«Voglio sperare – dice il dottor Beppino Montalti, segretario provinciale della Fimmg – che sia stato per un atteggiamento di disattenzione e non per altro. Nel settembre del 2011 – ricorda – siglammo un accordo con l’allora direttore Scarafuggi per la distribuzione diretta dei farmaci, che avrebbe portato a un sicuro risparmio. Il sistema è attivo da molti anni a Prato, dove infatti la spesa è notevolmente inferiore alla nostra. L’iniziativa però, qui da noi, è rimasta lettera morta. Abati l’ha scoperta ora, a distanza di diversi mesi dall’inizio del suo mandato. Se ne potevano accorgere anche prima. L’Asl – spiega Montalti – compra i medicinali al 50% del prezzo finale dalle case farmaceutiche. Il farmacista prende una percentuale sul costo del farmaco (più costa e più ci guadagna, ndr). Con la distribuzione diretta, l’azienda sanitaria non si troverebbe a pagare questa percentuale in più».
Sicuramente, le farmacie, che sempre più puntano su una fidelizzazione del cliente e sulla vendita, insieme al medicinale, di altri oggetti non legate alla medicina, come ad esempio trucchi, creme o pannolini, non ne sarebbero entusiaste. Il metodo però, secondo Montalti e il collega Fausto Amorini, anche lui nella Fimmg, porterebbe a un notevole risparmio nella spesa farmaceutica di Pistoia.
Sarebbero i medici di base a inviare le ricette direttamente all’Asl, che poi, ovviamente con una dovuta organizzazione e l’utilizzo di risorse, dovrebbe distribuirle – col 50% in meno dei costi sul medicinale – a casa del consumatore. Il sistema andrebbe a coinvolgere quei pazienti affetti da asma, bronchite cronica, Alzheimer: insomma i cittadini che fanno un uso costante di farmaci costosi. La proposta, dicono i medici di base, è già sul tavolo dell’Asl, firmata. Adesso tocca all’azienda fare la propria parte.
«Non è giusto – sottolinea Montalti - che l’Asl si prenda i meriti quando le cose vanno bene, e dia agli altri le colpe quando non vanno».
Psicofarmaci. Tra le prescrizioni appropriate che Montalti e Amorini vogliono difendere c’è quella degli psicofarmaci, che fa la parte del leone nella spesa farmaceutica di Pistoia.
«Noi – ricorda il segretario Fimmg – non abbiamo benefit o premi alla fine dell’anno. Se al paziente non va bene il medico di base, lo cambia. Prescrivere farmaci ansiolitici alla vedova che perde il marito e non riesce più a dormire o a chi sta attraversando un momento difficile non è inappropriato. Quelli di oggi sono medicinali che non creano dipendenza, sono farmaci più maneggevoli. Inoltre il consumo di psicofarmaci a Pistoia, è un dato storico e un problema serio, che non può essere liquidato con un ragionamento così grossolano e poco scientifico come quello usato dall’Asl, che dà la colpa ai medici dalle “prescrizioni facili”».
Asl distratta. «Le attenzioni e le forze sono tutte concentrate sul nuovo ospedale, e l’azienda sta facendo davvero poco per ottimizzare il territorio – commenta Montalti – Il modello è quello della cura vicino casa, nel proprio Comune di appartenenza, ma la strada è ancora lunga: se l’Asl vuole andare in questa direzione deve investire».
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