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Morti di amianto alla Breda, siamo arrivati a quota 151
Questo è il numero dei casi seguiti dall'ufficio vertenze della Cgil dal 2000, anno in cui fu firmato l’accordo tra le tre maggiori organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) e la Breda
PISTOIA. Centocinquantuno. È il numero dei casi seguiti dall’ufficio vertenze della Cgil dal 2000, anno in cui fu firmato l’accordo tra le tre maggiori organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) e la Breda.
È il numero dei lavoratori morti per mesotelioma o forme tumorali riconducibili all’esposizione da amianto. I loro familiari hanno avuto dall’azienda un riconoscimento postumo del danno biologico subìto. In media sui 100mila euro, sulla base di parametri definiti inseriti nell’accordo.
Se sul versante penale la battaglia dei lavoratori della commissione amianto (presieduta da Marco Vettori, morto anche lui di amianto) e del pm Jacqueline Magi è stata persa, sindacalmente alcuni risultati sono stati ottenuti. Mai abbastanza per guarire la ferita inflitta alle famiglie. E di chi in Breda ha lavorato per decenni, cercando di far emergere ad un certo l’evidenza: l’amianto stava uccidendo. «Ogni settimana ci ritroviamo ad un funerale». Questo raccontava Romano Pagliai parlando agli ex colleghi. Fu preparata una lista di circa 100 pensionati deceduti per tumori alle vie respiratorie, consegnata a Marco Vettori, sindacalista Fiom. Iniziò la presa di coscienza, nacque la commissione amianto, di cui lo stesso Vettori fu eletto presidente. Si svelò il dramma di una popolazione malata: la popolazione Breda. Il centro oncologico di Firenze, confermò quanto temuto: se il mesotelioma ha un’incidenza di un caso ogni 100mila abitanti, in Breda il rapporto era di un caso ogni 200 persone.
«Secondo il Cspo (Centro per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze) - spiegano in Cgil - il picco di casi sarebbe stato nel 2012. In realtà, l’abbiamo avuto qualche anno prima, nel 2009: 24 casi. L’amianto blu, quello più micidiale, è stato spruzzato sino alla fine degli anni ’80».
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