Il Tirreno

Pistoia

Firma fasulla, assolto l’ex consigliere comunale Tabarin

SERRAVALLE. Assolto dall’accusa di falso in atto pubblico perché il fatto non sussiste. La sentenza di assoluzione per Antonio Tabarin, ex consigliere della Casa delle libertà nel Comune di...

2 MINUTI DI LETTURA





SERRAVALLE. Assolto dall’accusa di falso in atto pubblico perché il fatto non sussiste. La sentenza di assoluzione per Antonio Tabarin, ex consigliere della Casa delle libertà nel Comune di Serravalle, è arriva ieri pomeriggio. «Finisce un incubo duranto 2 anni» commenta l’ex esponente di centrodestra, difeso dall’avvocato Pamela Bonaiuti del Foro di Prato. «Tutta questa storia – dice – ha influito parecchio sulla mia decisione di abbandonare la politica». Tabarin era accusato di aver falsificato una firma su un atto della commissione III, da lui presieduta dal novembre 2010 al marzo 2011 all’interno del consiglio comunale. L’esponente del centrodestra, insieme ad altri 4 consiglieri, con il mandato ricevuto dall’assemblea doveva far luce su una lettera inviata al Comune di Serravalle dalla Provincia di Pistoia nel febbraio 2010 per informare l’amministrazione locale del sequestro dei militari del Noe effettuato nel 2008 su un carico di rifiuti non conformi conferito nella discarica del Cassero, e quindi della diffida inviata, proprio in seguito all’intervento dei Carabinieri, al gestore dell’impianto, la società Pistoiambiente. La lettera spedita in Comune però pare si sia persa nei meandri di palazzo, e l’intera vicenda è venuta alla luce solo quando l’impianto è stato posto sotto sequestro, nel luglio 2010, proprio per il camion fermato dal Noe due anni e mezzo prima. Che fine abbia fatto la comunicazione inviata dalla Provincia al Comune e perché non sia arrivata in mano all’allora sindaco Mochi e agli altri amministratori, nessuno lo ha mai accertato. Ed è proprio per far chiarezza sulla missiva “fantasma”, che nel novembre 2010 venne istituita la commissione presieduta da Tabarin, all’epoca dei fatti consigliere d’opposizione. L’ incubo, come lui lo definisce, è cominciato proprio dalla relazione finale della commissione. Il presidente è stato accusato di aver falsificato una firma, quella del consigliere Fabio Dolfi, sempre della Casa delle libertà, sull’atto della commissione III depositato in Comune nel marzo 2011. Secondo l’ex presidente la firma di Dolfi non c’era: «Non l’avevo trovato» spiega. Però, nel documento, quella firma appare, ed è falsa. A quel punto Dolfi denuncia l’accaduto e nei mesi successivi Tabarin viene rinviato a giudizio. «Sono sempre stato tranquillo – dice l’ex consigliere – ma nonostante la consapevolezza di non aver messo quella firma, l’attesa si è trasformata in un incubo. Finalmente è finito tutto. Questa storia è partita fin dall’inizio senza alcuna logica. Sono stato messo in mezzo, non so da chi e non so per cosa».(b.f).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani