Cannoni da neve “regalati” ai privati
Dall’inventario dell’ex Comunità montana emergono aspetti poco chiari: il Pdl chiede spiegazioni alla Provincia
PISTOIA. Cannoni spara-neve costati 1 milione e 100mila euro alla Comunità Montana e poi ceduti in comodato d’uso gratuito alle società di gestione degli impianti di Abetone. È uno dei risvolti più contestati dell’operazione di inventario di tutti i beni mobili e immobili della disciolta Comunità montana che la Provincia ha appena concluso e approvato nel corso dell’ultimo consiglio provinciale del 24 aprile. Uno dei tanti, perché secondo il capoguppo del Pdl Patrizio La Pietra, di aspetti poco chiari che emergono della gestione del patrimonio, e del denaro pubblico, del disciolto ente montano ce ne sono anche altri: i costi esorbitanti per la ristrutturazione di villa Vittoria, che sarebbe stata destinata ad ospitare la sede della Comunità; i costi della funivia Doganaccia-Croce Arcana, dove sembra che l’azienda che doveva fare i lavori, poi fallita, abbia riscosso in anticipo senza aver fornito nessuna garanzia. Nel mirino dell’esponente di minoranza in consiglio provinciale, anche la vicenda dei box sotto la piazza del parcheggio dell’Abetone, con contenziosi sui canoni di affitto. Insomma, la Comunità Montana, pesantemente coinvolta nell’inchiesta sull’ammanco che vede imputato l’ex economo Giuliano Sichi, continua a far parlare di sé più da morta che da viva. Ma fermiamoci all’inventario.
L’operazione degli uffici della Provincia, durata alcuni mesi dopo il passaggio di competenze, non è stata semplice. Alla fine però, si è arrivati alla stima del patrimonio accumulato negli anni dalla Comunità montana: 9 milioni e 700mila euro di immobili e 1 milione e 126mila di beni mobili. Fermandoci alla più modesta cifra del patrimonio mobiliare, ne fanno parte attrezzature varie, automezzi e macchinari per creare e sparare la neve. «Cosa curiosa – dice Patrizio La Pietra – ma maggioranza delle attrezzature e le autovetture non sono custodite in magazzini dell’ex Comunità montana, ma in magazzini privati. Gli stessi automezzi, sono dati anch’essi in uso agli stessi dipendenti». La Pietra ha chiesto spiegazioni e se esiste documentazione su chi abbia autorizzato questa pratica, che sembra consolidata nel tempo, ed è in attesa di risposte. C’è poi la questione dei cannoni spara neve, la cui documentazione è invece pubblica, in quanto si tratta di delibere approvate a suo tempo (intorno agli anni 2007-2009) dall’assemblea comunitaria. In seguito alla disastrosa stagione 2006-2007, la Comunità montana beneficiò di un bando regionale e potè acquistare una serie di cannoni per l’innevamento artificiale per 1 milione e 100mila euro. Questo acquisto andava a integrare un’altro investimento, fatto però dai privati. Con una delibera, l’ente montano decise di cedere in comodato gratuito i cannoni alle aziende proprietarie degli impianti, Ximenes e Saf. «In sostanza – scrive La Pietra – con soldi pubblici si sono acquistate attrezzature date a titolo gratuito ad aziende private per svolgere la propria attività. Giustificare questo col dire che serve per salvaguardare il comparto sciistico e quindi l’occupazione in montagna, non mi sembra sufficiente per andare contro ogni regola che prevede l’aggiudicazione di un bene pubblico a dei privati». Il Pdl ha sollecitato l’assessore provinciale perché possa chiedere un parere alla Corte dei Conti.
Francesco Albonetti
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