Fuorcivitas, un vino dedicato a Pistoia
Lo ha presentato al Vinitaly l’azienda Casalbosco, tenuta di Santomato di proprietà della famiglia Becagli
VERONA. Si pronuncia, se si vuole, anche all’inglese. Four civitas.
In realtà per chi è di Pistoia si può tranquillamente affermare che è un omaggio alla nostra città.
E non a caso sull’etichette compaiono stilizzati i segni che rendono San Giovanni Fuoricivitas uno dei capolavori dell’arte italiana prima dell’affermazione piena del Rinascimento.
Fuorcivitas è il vino che l’azienda Casalbosco ha presentato, con notevole successo, al Vinitaly che si è chiuso mercoledì a Verona.
Un vino tutto particolare e non solo perchè il primo cabernet in purezza prodotto dall’azienda che ha le vigne a Santomato.
«È un vino che abbiamo dedicato a Pistoia – racconta una pimpante Eleonora Ciardi che dell’azienda è la responsabilie del commerciale - ed è per questo motivo che le 3mila bottiglie che abbiamo prodotto verranno vendute solo ed esclusivamente sul territorio».
Una notizia che va integrata, perchè per lanciare Fuorcivitas, Casalbosco si prepara ad una giornata di eventi a Pistoia, intorno a maggio, ma prima che inizi la bella stagione-
Casalbosco al Vinitaly era presente nel padiglione numero 8, quello nobile dove stanno le grandi aziende e i consorzi toscani. Come è noto appartiene alla famiglia di Mario Becagli, industriale del tessile ma anche nel settore immobiliare (suo il grande intervento previsto ma non ancora realizzato di Riva dei Ronchi al Cinquale di Versilia).
Ma i Becagli sono un famiglia molto conosciuta, ahiloro, per il caso della figlia Raffaella morta tragicamente anni fa durante una vacanza nel paradiso turistico di Bali.
L’investimento di Santomato è di antica data e non è solo un hobby. Perchè non si fa hobby prendendo come enologo un personaggio come Niccolò D’Afflitto, uno dei winemaker più bravi e anche mediatici al mondo.
Oggi al posto di D’Afflitto c’è un giovani enologo inglese Timothy Mannings. Un re del vino che ha già fatto vendemmie in tutto il mondo, dall’Oregon negli Stati Uniti alla Nuova Zelanda. Ma che in Italia ha già lavorato in cantine mitiche come Riecine nel Chianti Classico.
Per fare questo grande Cabernet a Casalbosco usano delle barrique da 225 litri con un legno a media tostatura.
Per anni le vigne sopra Montale hanno prodotto uve che diventavano vino da vendere sfuso. Una tradizione di queste zone, non vocatissime ne soprattutto dal brand limitato rispetto ad altri Chianti.
Ma da qualche anno a Casalbosco c’è stata la svolta: si è cominciato a fare vino da imbottigliare con una propria etichetta.
Oltre al Fourcivitas al Vinitaly erano presenti con Orchidea (il cabernet -merlot dedicato dai Becagli alla figlia scomparsa), il Chianti ed il Chianti riserva.
«Come è andata la fiera? Direi bene – risponde Cialdi – noi lavoriamo bene con la Germania, il Belgio e un paese emergente in questo settore che è la Danimarca».
E l’Oriente vi affascina. Angelo Gaja, guru del vino italiano, ha detto al figlio che la prossima estate non andrà negli Usa ma in Cina.
«La Cina è un paese che affascina per il volume di consumatori - ricorda Cialdi – noi siamo già presenti, sia a Pechino che a Tokyo. Naturalmente con quantità limitata dei nostri vini di punta. C’è chi sceglie la quantità e la Cina è adatta a fare grandi volumi, oppure si opta per una clientela di qualità ed è quello che facciamo noi».
Ed il mercato interno? L’Italia soffre, soffrono i consumi.
«Quale sia la situazione attuale dell’Italia è sotto gli occhi di tutti. Non a caso, in tutti i settori, chi non ha sfogo sui mercati esteri soffre terribilmente.
Posso però dire, ad esempio, che nella piccola realtà di Pistoia il nostro vino sta andando bene. A differenza di quanto accade in altre realtà, i nostri ristoratori e le enoteche non disdegnano di proporre i vini della zona. E questo può essere già tanto».
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