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Ordinanza anti-movida, i locali vogliono essere risarciti

Ordinanza anti-movida, i locali vogliono essere risarciti

PISTOIA. Centoquattromila euro: tanto varrebbero i danni patiti dai due principali locali di piazzetta dell’Ortaggio, la Taverna Gargantuà e la ristocaffetteria Voronoi, nei mesi dall’agosto 2010 a...

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PISTOIA. Centoquattromila euro: tanto varrebbero i danni patiti dai due principali locali di piazzetta dell’Ortaggio, la Taverna Gargantuà e la ristocaffetteria Voronoi, nei mesi dall’agosto 2010 a gennaio 2011, quando rimase in vigore l’ordinanza del sindaco Renzo Berti contro gli eccessi della “movida”.

I titolari dei due locali si sono rivolti al Tribunale amministrativo regionale e pretendono di essere risarciti: 37.000 euro la somma richiesta dal Gargantuà, 67.000 quella pretesa dal Voronoi. La notifica dei due ricorsi gemelli è arrivata nei giorni scorsi a Palazzo di Giano.

Nel gennaio 2011 fu ancora il Tar a sospendere l’efficacia dell’ordinanza “anti-movida”, con un provvedimento che prendeva le mosse da un precedente ricorso, sempre dei due locali, quella volta affiancati dalla taverna “Da Tito’s” di piazza della Sala.

Il provvedimento firmato dal sindaco Renzo Berti nell’agosto 2010 arrivò al culmine di una dura polemica tra i gestori della zona della Sala ed alcuni residenti, esasperatidalla musica e dagli schiamazzi fino a notte fonda dei clienti dei locali, nonché delle sgradevoli tracce (soprattutto escrementi) della permanenza dei clienti stessi sotto le finestre delle case. Fu deciso allora un giro di vite: ribadito il no alla musica dal vivo su suolo pubblico nel comparto della Sala, l’ordinanza introdusse l’obbligo di silenzio dalle 23 in poi al di fuori dei locali. Inoltre in tutta l’area del centro storico veniva fissato come orario limite di apertura le 2 della notte, con obbligo entro quell’ora non solo di chiudere le porte dei locali, ma di sciogliere gli eventuali capannelli di clienti e tiratardi.

Nell’ottobre 2010 entrambi i locali che oggi hanno firmato la richiesta di risarcimento, rimasero chiusi per due giorni, perché in base all’ordinanza i vigili urbani di controllo avevano “pizzicato” i gestori a produrre musica a volume troppo alto. «Abbiamo passato tre mesi nel panico – commentò sul Tirreno uno dei titolari di Voronoi, Massimo Breschi – mentre quello che chiediamo è solo che il nostro lavoro venga valutato in maniera corretta».

Ora i due locali, tra i centri nevralgici della vita notturna pistoiese, chiedono conto al Comune dei danni patiti per una linea giudicata evidentemnete troppo repressiva.

(f.cl.)

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