Italia
La Fiom all’attacco «AnsaldoBreda ora deve rafforzarsi»
«Affrontare i picchi di lavoro impiegando aziende esterne è una scelta sbagliata, perciò abbiamo rotto le trattative»
PISTOIA. La Fiom boccia senza appello l’uso delle aziende dell’indotto per far fronte ai picchi di lavoro in AnsaldoBreda per la commessa dei treni a due piani Vivalto.
È questa – spiega il sindacato – la vera ragione per cui i membri Fiom della Rsu di via Ciliegiole (5 componenti su 12) non si sono seduti a trattare con l’azienda, e questo è anche il vero motivo della rottura, consumatasi il 18 marzo, tra componente Fiom e gli altri sindacati, Fim Uilm e Ugl, che invece a quel tavolo si sono seduti, pur non avendo firmato nessun accordo finale.
La Fim, in una dura nota, aveva affermato che la Fiom aveva deciso di non esaminare la proposta dell’azienda per paura di trovarsi in minoranza nella Rsu... «Ma noi siamo già minoranza – replica il segretario provinciale Fiom Paolo Mattii – visto che siamo in 5 su 12. No, se a quel tavolo non ci siamo seduti è perché la proposta dell’azienda non era trattabile e per far fronte ai picchi di lavoro era basata sull’impiego delle aziende dell’indotto (il cosiddetto “incentrato”, ndr). Una soluzione che non noi, ma la stessa azienda ha più volte definito fallimentare».
Di che si parla? Delle circa 41.000 ore di lavoro in più cui il reparto di carpenteria dell’AnsaldoBreda deve far fronte per la realizzazione dei treni a due piani Vivalto. L’organico della carpenteria è attualmente piuttosto magro, 60 persone circa, che da sole non bastano. Il 21 febbraio l’azienda ha proposto di utilizzare da 25 a 40 lavoratori in più. Ma non assumendoli, bensì facendo entrare aziende esterne a lavorare in via Ciliegiole. Una soluzione molto utilizzata negli anni passati (i dipendenti dell’”incentrato” sono arrivati ad essere diverse centinaia) e che – non per la qualità dei lavoratori o delle aziende, ma per il modello organizzativo in sé – è stato individuato dalla stessa azienda come assai negativo.
«Potevano utilizzare altre soluzioni, come assunzioni a tempo determinato o apprendistati – continua Mattii – invece insistere sull’incentrato è uno sbaglio. Dà l’idea di un’azienda che non vuole scommettere sul rilancio, non investe sui lavoratori, ma punta a rimanere debole per poter essere meglio venduta».
E invece ora sarebbe il momento di farli, quegli investimenti, secondo la Fiom. «L’ingegner Manfellotto ha gestito l’emergenza, ma con l’uscita dell’Etr 1000 – spiega Gianluca Zanetti, dell’Rsu – si apre una fase nuova, ora si devono creare le condizioni per lo sviluppo». Tanto più – come aggiungono gli altri membri Fiom della Rsu, vale a dire Monica Mariani, Luca Lucarelli, Diego Breschi e Albano Tonioni – che proprio questa era la strada indicata nell’accordo del 4 marzo 2010, quello che prevedeva la cassa integrazione a rotazione. «I lavoratori li hanno fatti i loro sacrifici – esclama Tonioni – ora tocca all’azienda rispettare i patti».
In questo quadro, le garanzie ottenute dalla trattativa (attenzione all’indotto locale, impiego dell’indotto per 11 mesi invece che 8) è considerato dalla Fiom poco più di un pugno di mosche. L’obiettivo della Fiom, invece, è portare a livello nazionale la questione, perché è in ballo l’idea di futuro che dovrà avere AnsaldoBreda.
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