Il presidio
Le note di “Bella ciao” salutano Vettori
Centinaia e centinaia di persone in Comune per la cerimonia funebre dedicata all’ex sindacalista e consigliere comunale
PISTOIA. «Gli operai comunisti sanno sempre emozionarsi, perché ci mettono il cuore». Parole di una lettera di Marco Vettori, ritrovata nei giorni scorsi. E di operai comunisti emozionati ieri pomeriggio ce n’erano parecchi in piazza del Duomo e, poi, nella sala maggiore di Palazzo di Giano, che ha ospitato la commemorazione funebre. Anche loro a salutare per l’ultima volta Marco Vettori, il sindacalista Breda e consigliere comunale, stroncato mercoledì scorso a 59 anni da un tumore di cui soffriva da tempo. Le parole scritte di pugno da Vettori sono state citate durante il discorso funebre, tenuto da Stefano Gargini.
Ma oltre agli operai ieri c’erano consiglieri comunali in carica ed ex, sindacalisti, compagni di lavoro e tanta, tantissima gente comune. Quella che era abituata a veder passare per le vie del centro quell’omone e che ieri ha voluto abbracciarlo idealmente, insieme alla moglie Saveria, al fratello Leonardo, alla figlia Valentina. C’erano anche le autorità, a partire dal sindaco Samuele Bertinelli con la fascia tricolore, ma hanno preferito stare un passo indietro rispetto ai volti e alle voci di una città che ha dimostrato ancora una volta, ieri, quanto bene si fosse fatto volere “Marcone” Vettori.
Partito dalle cappelle del commiato alle 15, il feretro è giunto in piazza del Duomo portato a spalle da un gruppo di amici di Marco, salutato da una selva di applausi. Molti volti si sono fatti sciogliere dalla commozione quando la “Borgognoni” ha intonato l’Internazionale, poi Bandiera Rossa e infine Bella Ciao.
Il corteo funebre ha poi salito le scalde di pietra del palazzo ed è entrato in una sala maggiore già strapiena, impavesata con le bandiere della Fiom e del Partito comunista dei lavoratori e con gli stendardi dell’Anpi.
Il primo a parlare, di fronte a centinaia e centinaia di persone, è stato Stefano Gargini, compagno di lavoro e amico strettissimo di Marco Vettori: è stato lui stesso a chiedere che al suo funerale il discorso fosse tenuto dallo stesso Gargini e da Floriano Frosetti, anche lui grandissimo amico.
«Marco Vettori – ha detto Gargini – ci ha fatto capire con il suo comportamento nel sindacato e poi in politica, che l’esercizio della libertà personale può andare d’accordo con l’interesse generale. Per tutti noi è stato un faro di riferimento che non si spegnerà mai». Gargini ha poi ricordato il grande amore per la famiglia di Vettori, l’altruismo, la passione per la lotta per una società più giusta.
«Ti salutiamo come abbiamo fatto tante volte fuori delle case del popolo. Ciao Marco» le ultime parole di Gargini.
Luigi Fedi, cognato di Vettori, ha poi parlato brevemente a nome della famiglia e letto una breve poesia dedicata a Marco.
A conclusione della cerimonia, e dopo che il pubblico ci ha messo una decina di minuti a uscire, anche la bara è stata fatta scendere di nuovo in piazza, coperta dalla bandiera del vecchio Partito comunista, di nuovo salutata da un lungo applauso e dalle note di “Fischia il vento” e “Bella ciao”.
Il feretro, a bordo dell’auto dei servizi funebri della Croce verde, ha quindi iniziato il suo ultimo viaggio, verso il cimitero comunale.
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