«Nessun reato, fu una lite tra innamorati»
Incentrata sulla relazione omosessuale la strategia difensiva dell’avvocato del giovane Sinti
PISTOIA. «Il mio assistito non ha commesso alcun reato, tanto meno quello di tentata estorsione. Si è trattato semplicemente di discussioni tra innamorati nell’ambito di una relazione omosessuale».
A parlare è l’avvocato Francesco Mandarano, del foro di Prato, difensore di Lover Hening. Sarà questa in sintesi la strategia difensiva che porterà avanti nel processo che inizierà questa mattina in tribunale a carico del giovane di etnia Sinti accusato di tentata estorsione e violazione di domicilio aggravati.
«Le dicerie che descrivono Lover Hening in modo negativo sono assolutamente inesatte» spiega, riferendosi anche ai presunti collegamenti con l’omicidio del sacerdote don Mario Del Becaro e a coloro che lo hanno dipinto come un «balordo che importunava il prete» precisa.
«Tra loro c’era una relazione omosessuale – sottolinea Mandarano – e a Quarrata mi sembra lo sapessero tutti. Insomma, non si tratta di un balordo che va a importunare un prete, ma si tratta di una relazione sfociata in litigi e discussioni. Poi vediamo se questi litigi e discussioni costituiscono reato o meno. E anche quello della sera lì fu un litigio. Il sacerdote gli ha dato tanti soldi nell’ambito di questa relazione, e gli ha comprato anche un’auto e una roulotte. Una relazione che andava avanti da circa sei mesi, nata dopo che il mio assistito si era presentato alla canonica per chiedere un aiuto economico. In questi sei mesi lui ha abitato nella canonica, era pacifico, anche la perpetua lo sapeva. Poi, come dice il mio cliente, questo sacerdote si è accorto, in ritardo, di essersi spinto troppo oltre, che il meccanismo stava andando troppo avanti, che questo ragazzo pretendeva troppi soldi, diventava incontenibile nelle sue richieste. E lui gli aveva fatto troppe promesse, come a volte succede a un uomo di sessant’anni che perde la testa per una ragazza di vent’anni. E la storia era diventata burrascosa, quando lui ha deciso di non dargli più nulla. Quella sera lì era andato a Catena per farsi dare i soldi promessi ed è nata la lite. Lui lo aveva già denunciato, e i carabinieri lo tenevano già sotto controllo. E quella sera lì sono subito intervenuti. I fatti vanno valutati per quello che sono, e questo sarà il punto di vista che porterò in tribunale».
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