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Pistoia

L’intervista

Scarpetti: oggi nel Pd pistoiese c’è poca democrazia interna

Scarpetti: oggi nel Pd pistoiese c’è poca democrazia interna

Ex assessore, sindaco per due mandati, poi senatore e quindi deputato, Lido Scarpetti ha accettato di sottoporsi al giudizio delle primarie per approdare di nuovo a Roma. Gli è andata male: le urne...

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Ex assessore, sindaco per due mandati, poi senatore e quindi deputato, Lido Scarpetti ha accettato di sottoporsi al giudizio delle primarie per approdare di nuovo a Roma. Gli è andata male: le urne gli hanno affibbiato l’ultimo posto tra i 5 candidati.

Onorevole Lido Scarpetti, che farà “da grande” dopo l’esperienza di queste primarie locali?

«Continuerò ad occuparmi di politica come fa chiunque ha questa passione e fa politica in maniera disinteressata. Consapevole di esser stato un riferimento per la sinistra e per il centro sinistra pistoiesi negli ultimi venti anni, come sindaco di Pistoia per dieci anni e poi parlamentare nazionale Pd, considero adesso conclusa la mia esperienza in politica in ruoli di primo piano.

Che cos’è successo in queste primarie pistoiesi?

È stato un confronto utile alla politica locale ed al Partito democratico, ma riferito ad una base elettorale partecipante troppo limitata, hanno votato poco meno di 6mila persone, non c’è paragone con la partecipazione avuta a Pistoia alle primarie per il candidato premier del centro sinistra. Difficile poi definire primarie questa votazione per i parlamentari, organizzata in pochi giorni e con la possibilità di scegliere due candidati.

Nelle primarie vere si può votare un solo candidato. C’è stato inoltre un po’ di populismo, c’era una volontà di cambiamento fine a se stessa, che ha premiato persone di per sé nuove mandando a casa chi aveva un certo cursus politico, anche indipendentemente dal proprio curriculum di cose fatte e risultati raggiunti. Prendo comunque atto del risultato.

Condivide la scelta fatta nel Pd nazionale di non far affrontare le primarie a più di cento candidati?

No. Intendiamoci. Ai candidati della cosiddetta società civile, penso a quelli espressione del mondo della produzione e del lavoro in generale, ai quali il Pd ha proposto la candidatura, non potevamo certo chiedergli di affrontare le primarie, dal momento che avevano dato la loro disponibilità. Invece i dirigenti di partito interessati alla candidatura dovevano fare tutti le primarie.

Guardando i risultati, i renziani a Pistoia dimostrano gioco di squadra e presenza sul territorio. Invece voi bersaniani avete agito in ordine sparso.

Su Pistoia non c’erano le condizioni politiche per un accordo, la candidatura di un uomo poi escludeva quella di un altro uomo. I dati dimostrano che in alcune realtà, ad esempio in Valdinievole, l’apparentamento è stato trasversale tra bersaniani e renziani.

Qual’è la situazione politica attuale nel Pd di Pistoia?

Il Pd locale non è un partito inclusivo. Chi al congresso ottiene il 50,1% prende tutto, mentre chi perde non viene ammesso ad una discussione sul progetto politico o sulle questioni locali e può solo sperare in un buon esito del prossimo congresso. Chi detiene la maggioranza ha invece la responsabilità di coinvolgere la minoranza, se veramente crede nel partito. Visto che la partecipazione non è favorita, conseguentemente viene meno la vita democratica interna.

Leonardo Soldati

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