«Meno risorse, più organizzazione»
I direttori generale e sanitario dell’Asl 3: «Lotta agli sprechi e accorpamenti di funzioni per garantire i servizi»
PISTOIA. «L’unica certezza è che avremo meno risorse e che ci troveremo di fronte a due strade: riorganizzare od operare tagli indiscriminati sulle attività».
Riorganizzazione è la parola chiave della conversazione con il neo direttore della Asl 3 pistoiese, Roberto Abati, designato a fine ottobre dopo i cinque mesi di commissariamento di Bruno Cravedi successivi all’arresto dell’ex direttore generale Alessandro Scarafuggi. Al fianco di Abati, il direttore sanitario Lucia Turco, che con il direttore amministrativo Luca Cei avrà il compito di aiutare Abati nell’opera di “taglia e cuci” sanitario.
Lunedì pomeriggio, a Palazzo di Giano, Abati ha dato alla Conferenza dei sindaci la propria disponibilità a ridurre il tempo di sospensione dell’attività chirurgica non urgente, fino a quel momento programmato per 40 giorni. Con una premessa: «Le sale operatorie riprendono l’attività dopo 30 giorni, ma passate le feste ci ritroviamo e affrontiamo il nodo della riorganizzazione dei servizi».
Di quanto saranno inferiori, nel 2013, le risorse che la Regione destinerà alla Asl pistoiese?
«Da parte della Regione abbiamo un’erogazione iniziale, che al momento è inferiore al 2012. Mancano all’appello 4 milioni di euro. La Regione Toscana avrà a sua volta 470 milioni di euro in meno dallo Stato. La partita però non è chiusa: la Regione decide a preventivo e a consuntivo di un anno. Potremo avere dati più precisi entro il 30 aprile 2013, momento in cui chiuderemo il bilancio 2012».
Come intende procedere alla riorganizzazione dei servizi per garantire, come ha dichiarato in Conferenza dei sindaci, i livelli essenziali di assistenza?
«Riorganizzare vuol dire individuare una serie di sprechi e intervenire. L’abbiamo fatto con le pulizie negli uffici di via Pertini e in alcuni comparti non riservati ai degenti, con il riscaldamento, con il parco auto - per il quale possiamo prevedere il solo utilizzo pomeridiano -, con la mensa dei dipendenti e, senza incidere in maniera gravosa, su quella dei degenti. Poi - spiega - c’è da ripensare l’assetto organizzativo generale, e qui entrano in gioco altri soggetti: i professionisti al fianco dei quali lavoriamo, le organizzazioni sindacali e gli enti locali. Questa operazione andrà a toccare aspetti delicati che riguardano le comunità locali, vogliamo portare avanti un lavoro condiviso. Nel 2013, o riusciremo a portare a termine queste azioni o saremo costretti a tagliare farmaci, assistenza integrativa, sale operatorie».
Pulizie, mensa, riscaldamento, consentiranno risparmi importanti ma non fondamentali. Il resto della riorganizzazione?
Abbiamo una prima idea: individuare nelle strutture i punti di erogazione di servizi che sono ridondanti o raddoppiati».
«Può sembrare strano – aggiunge Turco – ma articolandosi in più sedi, certi servizi vengono garantiti peggio. Le stesse linee regionali parlano di una “massa critica” che consenta di fare economia di scala. All’interno di un comparto ospedaliero, è verificato, si riesce a gestire meglio con lo stesso personale che in due comparti. È necessario concentrare la casistica, le attività. Non disperderle».
«Più che avere un “tutto ovunque”, che pone problemi di qualità e di sicurezza – riprende Abati – bisogna qualificare in maniera piena. In linguaggio tecnico si dice dare una vocazione agli ospedali».
In proposito si è discussomolto della chirurgia a San Marcello
« Ci sono ospedali – spiega Turco – che possono avere una vocazione di primo livello, ma per prestazioni più complesse serve un multilivello che non si può avere dappertutto. Le attività vanno centralizzate per la sicurezza, la qualità e anche per avere un ottimale utilizzo del nuovo ospedale».
La Asl 3 deve fare i conti con un 30% di pazienti che scelgono di farsi operare altrove.
« Garantiamo il 69,1% di fabbisogno della popolazione – dice Abati –. Ci sono prestazioni che non fanno parte della nostra Asl, tra cui neurochirurgia e cardiochirurgia. Specialità di terzo livello che non possono e non devono essere collocate qui. Altre invece potrebbero essere recuperate: dobbiamo agire perché è giusto dare risposte ai cittadini che si vogliono operare a Pistoia.
« Un 30% di pazienti decide – continua Turco – di farsi operare in altre Asl, ma abbiamo una capacità attrattiva notevole: nel 2011 sono stati 4174 i pazienti che hanno scelto di sottoporsi ad intervento a Pistoia.
Con il nuovo anno si riproporrà il problema delle liste d’attesa. Come ridurle?
«Per gli interventi di classe A (ad esempio l’oncologia), è necessario dare risposte entro 30 giorni – conclude Abati –. Così ha stabilito la legge regionale. E noi rispettiamo i termini. Per la classe B i termini sono di 60 giorni, per la classe C e D ancora più lunghi, e qui abbiamo delle criticità. Con un livello organizzativo diverso, concentrando questo tipo di casistiche (penso alla cataratta, che colpisce soprattutto gli anziani), possiamo ragionevolmente pensare di ridurre le liste d’attesa».
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