Il presidio
Le nuove armi: rapidità tecnologia, efficienza
Processi produttivi più efficaci per lavorare in parallelo sulle linee e in posizioni non scomode, in mezzo ai robot di nuova generazione
PISTOIA. Nel primo grande capannone di via Ciliegiole si vede una cosa che rende plasticamente il momento di passaggio che si sta vivendo in AnsaldoBreda. A destra le linee sono occupate dagli ultimi treni diesel Ic4, grigi e blu, per le ferrovie danesi. Dietro si stagliano le sagome grigie e rosse dei nuovi Etr 1000, i treni ad alta velocità per Trenitalia. «Sono sempre di più e stanno buttando fuori i treni danesi dallo stabilimento» scherza il direttore Rosario Falanga.
Che poi spalanca la porta del capannone prove, dove un altro Ic4 sta subendo gli ultimi collaudi. «È l’ottantesimo» sorride Falanga. E siccome gli Ic4 ordinati erano 81, è come dire il penultimo. Significa in sostanza la fine della disgraziatissima commessa danese, che tra ritardi, contestazioni e penali è costata ad AnsaldoBreda centinaia di milioni di euro.
Gli Ic4, bellissimi treni, diventati loro malgrado i simboli di un’azienda che sembrava non riuscisse più a fare bene quello che aveva sempre fatto.
Sulle linee degli Etr 1000 il responsabile operazioni di AnsaldoBreda, Giuseppe Marino, (ingegnere bresciano di 48 anni, da uno a capo della progettazione e organizzazione delle linee di montaggio; insomma, l’uomo che più di altri sta cambiando il modo di “fare fabbrica”) spiega qualche segreto della nuova organizzazione del lavoro. «Uno dei concetti fondamentali che stiamo applicando – dice – è quello di parallelizzazione, cioé fasi intere di produzione che avvengono non nella carrozza, ma al di fuori. In questo modo si lavora con meno fatica, invece di stare piegati sotto il vagone. Si lavora anche meglio, con più precisione. E soprattutto, così le diverse fasi di produzione possono andare avanti tutte contemporaneamente. Guadagniamo qualità e tempo, in media due settimane. Il che significa minori “tempi di attraversamento” e migliore sfruttamento delle risorse».
Per fare un esempio: di fianco ad una carrozza dell’Etr 1000 un tecnico sta lavorando al colossale intreccio di fili del sistema elettrico di bordo. Lo fa in piedi, lavorando con comodo e con un Pc portatile accanto. Prima, i suoi colleghi erano costretti a fare lo stesso lavorando sotto il vagone, armeggiando sopra le loro teste.
Accanto ad una delle nuove linee del Vivalto (il treno regionale a doppio piano) si trova un grosso carrello pieno di scatolette ripiene ciascuna di viti e bulloni. «Abbiamo ottimizzato il rifornimento della minuteria – spiega ancora Marino – perché ogni contenitore è posato su una bilancia che conosce il peso unitario del pezzo e quindi può calcolare in ogni momento quante ce ne sono a disposizione. Se si scende sotto il livello di guardia, manda da solo una email al fornitore».
Soluzioni del genere sono il frutto di un’accurata analisi dei processi produttivi: si è cercato di vedere quali erano i colli di bottiglia e come risolverli. «Naturalmente – sottolinea l’ingegnere – il nuovo sistema è basato sulla crescita della competenza dei lavoratori. D’altronde questa competenza è storicamente un’eccellenza per AnsaldoBreda».
L’azienda ha anche fatto robusti investimenti. 80 milioni in due anni (il dato si riferisce a tutto il gruppo) e altri 90 sono in arrivo entro il 2014. In via Ciliegiole se ne sono accorti ad esempio con l’arrivo di un robot antropomorfo che esegue grazie ad una guida laser i cordoni di saldatura dell’Etr 100, sorvegliato a distanza tramite video da un tecnico.
Chiaro che un macchinario del genere consente di effettuare lavori molto precisi, con tolleranze minime rispetto al passato. D’altronde se gli elementi che compongono la carrozza di un treno non si montano uno per volta ma si assemblano solo alla fine, ogni pezzo deve incastrarsi alla perfezione con gli altri.
Camminando per rientrare nella palazzina direzione, la domanda sorge spontanea. Ingegner Marino, ma se nel giro di pochi mesi siete riusciti a cambiare le cose dentro lo stabilimento, perché tutto questo non è stato fatto prima? AnsaldoBreda si sarebbe forse evitata anni e anni di bilanci in perdita. L’ingegner Marino fa una smorfia. «Non mi piace parlare del passato. Preferisco tirare le somme di quello che stiamo facendo, di come rispondiamo al compito che ci è stato assegnato. E qui le cose stanno cambiando».
Fabio Calamati
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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