Il Tirreno

Pistoia

Sgominata dalla Stradale una banda di truffatori

di Beatrice Faragli
Sgominata dalla Stradale una banda di truffatori

Compravano auto e pagavano con assegni a vuoto, poi le rivendevano con documenti falsi. Ricercato il capo, un 31enne residente a Quarrata

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LUCCA. Si fingevano intermediari nella compravendita di auto e agivano in modo spregiudicato: direttamente sul web, oppure dalle riviste specializzate individuavano persone che avevano inserito annunci di vendita di auto. Le contattavano, fissavano un incontro e proponevano un pagamento immediato, con assegno bancario. I venditori - spesso persone in difficoltà dopo la perdita del lavoro - accettavano, e la compravendita si svolgeva rapidamente, anche perché i compratori dicevano di doversi spostare subito per lavoro. Ma gli assegni erano a vuoto. Le auto venivano poi rivendute, con documenti spesso falsificati, perlopiù a concessionarie, ma anche a privati. La banda, formata da quattro uomini - tre originari del Napoletano, uno della Sicilia - agiva da mesi a Lucca, Pistoia, Livorno e Massa Carrara, e La Spezia.

La polizia stradale li ha smascherati e per tutti e quattro sono scattati i provvedimenti di arresto. Anche se quello che è considerato il deus ex machina di tutta l’operazione - Giuseppe La Manna, 31 anni, residente a Quarrata - è tuttora latitante, e quindi ricercato. Gli altri - Franco Coppa, 36 anni, nato a Nicosia (Enna) e residente a Lucca, i fratelli Pietro e Ottavio Morelli, rispettivamente 41 anni e 36 anni, nativi di Capua (Caserta) e residenti a Piedimonte San Germano (Frosinone) - sono tutti agli arresti domiciliari. Sono accusati di truffa, calunnia e ricettazione. L’unico su cui pende un ordine di custodia cautelare in carcere è La Manna, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, sostituzione di persona, ricettazione e calunnia (con precedenti specifici; anche il padre era dedito ad analoghe attività).

Come spiega Marco Tangorra, comandante lucchese della Stadale, Le truffe finora individuate sono 43. Ma con molte probabilità i quattro ne hanno messe a segno molte di più. Le auto nel mirino erano di categorie facilmente commerciabili, tipo Punto (in 4 casi), Ford Focus (5), Yaris, Oper Corsa, lancia Y (5) ma anche alcune di grossa cilindrata, mediamente del valore di 4-5mila euro.

Quando Pietro Morelli è stato rintracciato dagli agenti ha tentato di scappare. Si è rifugiato in un bar vicino casa, chiedendo di essere nascosto in bagno. Il titolare dell’esercizio ha acconsentito e si è beccato una denuncia per favoreggiamento.(b.a.)

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