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Chiusi da 6 anni i supercassonetti Sono stati usati solo pochi mesi
La denuncia di un lettore: «Furono installati nel 2006, con la promessa di bollette meno pesanti se li avessimo utilizzati. Il Cis ci disse che erano stati un successo ma subito dopo chiuse tutto»
QUARRATA. Alla cittadinanza sono costati fior di quattrini, ma a distanza di sei anni dall’inizio della “rivoluzionaria” sperimentazione, i “supercassonetti” elettronici pare abbiano prodotto solo voragini nell’asfalto. Per i contenitori a tessera magnetica, fortemente voluti dal Cis e dai Comuni della piana nel 2006, il pensionamento è stato rapidissimo. Neppure un anno di attività e i cassonetti, per due terzi interrati, sono stati sigillati e dismessi.
Nessuno da quel momento, tra i responsabili che soltanto pochi mesi prima avevano indetto riunioni con i residenti e organizzato campagne informative sull’utilizzo del sistema, si è più fatto vivo. Almeno nella zona dei Ronchi, da dove un cittadino, Giuliano Santucci, adesso denuncia degrado, rischi per la sicurezza e, soprattutto, spreco di denaro pubblico. Senza contare la beffa degli sconti promessi in bolletta e mai arrivati. Il sistema elettronico infatti, mirava proprio alla tariffazione puntuale, alla logica cioè del “più differenzi, meno spazzatura produci e meno paghi”. Tant’è che ad ogni famiglia – si parla di circa 120 coinvolte solamente in via Allende, nella zona dei Ronchi – era stata consegnata una chiavetta magnetica per aprire i cassonetti e buttare il sacchetto dell’immondizia. I dati sul quantitativo del residuo finito dentro l’enorme contenitore interrato venivano così trasmessi al computer centrale del Cis, e quindi elaborati per battere cassa nella parte variabile della Tia. Quattro i contenitori installati: per carta, organico, residuo e multimateriale leggero. Più il cittadino differenziava, meno avrebbe gettato nel contenitore dell’indifferenziato, pagando quindi una bolletta più leggera.
«Ovviamente – ricorda Santucci - il rischio era che i sacchi del residuo finissero altrove, nei cassonetti standard, proprio per ridurre il conto. Nonostante questa eventualità, posso dire invece che noi cittadini accettammo la sperimentazione voluta dall’alto e ci impegnammo parecchio, anche se i contenitori erano spesso stracolmi e la puzza era insopportabile. Dopo qualche mese, forse sei o poco più, dall’attivazione, ci arrivò una lettera in cui il Cis ci ringraziava per il risultato raggiunto, ovvero il 60% di differenziata (all’epoca la percentuale “canonica” non sfiorava neppure il 30%, ndr), informandoci inoltre che da lì a qualche giorno i cassonetti elettronici sarebbero stati chiusi. Restammo basiti e pensammo a una sospensione momentanea.
« E invece sono trascorsi 6 anni. Almeno io – continua il cittadino – non ho mai ricevuto nessuna bolletta “alleggerita”: forse quando parlavano di un riconoscimento, intendevano morale e basta – ironizza Santucci – Questo è uno spreco enorme di risorse pubbliche. Noi ci ritroviamo con dei cassonetti murati davanti casa al posto dei parcheggi, e con un terreno che cede».
Tra un contenitore e l’altro infatti, l’asfalto ha ceduto, lasciando il posto a profonde voragini. «Sono pericolose per tutti noi, e soprattutto per i bambini che escono fuori a giocare. La situazione peggiora di anno in anno, occorre un intervento» denuncia il residente. Lo stesso problema emerge pochi metri più in là, all'incrocio tra via Allende e via Romero, dove ci sono altre 4 campane abbandonate.
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