Il Tirreno

Pistoia

Turismo, una risorsa che Pistoia non riesce ancora a sfruttare

di Marco Innocenti
Turismo, una risorsa che Pistoia non riesce ancora a sfruttare

Città sprangata e semideserta anche nei giorni del ponte in cui i centri d’arte richiamano ovunque migliaia di visitatori

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Parto da Lucca e, già alle 9,30, al casello della Firenze-Mare, c’è una lunga coda di auto per entrare in città. È il periodo dei Comics, tra 40 e 50 mila presenze al giorno per i quattro giorni del ponte, che portano alla città circa due milioni di euro. Ossigeno per esercizi pubblici, strutture ricettive e negozi, tutti aperti anche nei festivi, dal momento che la città è strapiena di gente. C’è crisi, certo, e i visitatori spendono meno. Ma qualcosa spendono e contribuiscono a rendere gli incassi meno deprimenti, a tutto vantaggio anche dei posti di lavoro che il settore può offrire.

Arrivo a Pistoia e, ponte o non ponte, trovo una città deserta, sprangata. All’ora di pranzo in piazza del Duomo una comitiva di piemontesi in visita mi chiede spaesata se può trovare aperto qualcosa e se c’è qualcosa da vedere. L’imbarazzo è forte, ma è difficile poter indicare con certezza cosa, se e a quale ora è aperto. Inevitabile la risposta degli ospiti: «Peccato questo coprifuoco, la città è così bella».

Già, ma nonostante il dibattito che il nostro giornale porta avanti da un anno, resta utopia la famosa cabina di regia per organizzare e promuovere un calendario di eventi spalmato su tutti i mesi dell’anno, coordinare le aperture di chiese, monumenti e musei, convincere le categorie a fare uno sforzo ulteriore per far trovare una città accogliente, fare in sintesi capire che Pistoia ha nel turismo una risorsa primaria, facilmente sfruttabile se se ne prende coscienza. E ora che non c’è più la Provincia (già era sparita l’Apt) sarà ancora più dura trovare il soggetto coordinatore, ammesso che esista davvero questa volontà. Difficile pensare che ai problemi di sviluppo turistico di Pistoia e provincia possa pensare la città metropolitana di Firenze: già si è visto come Toscana Promozione abbia di fatto ridotto al minimo gli sforzi per promuovere le città d’arte in maniera convinta e adeguata.

In questo quadro è da considerare anche lo sforzo della giunta Bertinelli per riqualificare il centro storico, elemento fondamentale per rendere la città sempre più appetibile per il flusso dei visitatori che potrebbe rilanciare, o evitare di far morire, tante attività.

Ci sono però due rischi: il primo è che qualche decisione possa, sia pure involontariamente, sortire effetti contrari a quelli voluti; il secondo è che, una volta migliorato l’aspetto della città, si sconti la mancanza degli eventi, calendarizzati e promossi per tempo (anche per il ponte dei Santi) e in grado di portare gente.

Non si può pretendere che a tutto pensi l’amministrazione comunale: anche le categorie e gli operatori devono fare la loro parte (persa invece è ogni speranza che il tema interessi alla forze politiche, di cui non si ricordano proposte). Si impone dunque un confronto più serrato, base di decisioni non più rimandabili.

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