Il Tirreno

Pistoia

«Turismo micologico risorsa da sfruttare con nuove regole»

di Sauro Romagnani
«Turismo micologico risorsa da sfruttare con nuove regole»

I fungai più esperti si uniscono al coro di residenti e politici chiedendo di rivedere la legge e alzare i costi dei permessi»

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MARCELLO. Funghi ce ne sono per tutti, o quasi, se fossero suddivisi in parti eque. Agli appassionati fungai, come si chiamano qui in montagna, e non fungaioli come molti altri li nominano, oggi i mezzi per spostarsi nelle diverse zone, dove i funghi nascono, non mancano di certo. Automobili, motorini e motociclette, fuoristrada, qualche moto da Trial. 150 auto all'Orsigna, 140 a Pratorsi, 40 lungo il Reno, per dire solo di alcune osservazioni. Insomma una nutrita gamma di mezzi di locomozione. «Un gran movimento turistico che inizia all'alba», mi ha detto un barista che apre il proprio esercizio la mattina alle 4, per dare colazione ai cercatori di funghi. Un giro d'affari che tende ad incrementarsi e si incrementa ad ogni nuova nascita di funghi. Che la montagna sia un bene di tutti sono in molti ad essere d'accordo, almeno da un punto di vista teorico.

Da quello concreto invece, meno «una volta, anni fa, non esistevano restrizioni alla raccolta dei funghi e dei frutti della montagna, mirtilli, fragoline, more, forse perché venivano raccolti solo dai residenti. Oggi invece, soprattutto per i funghi, ci sono molti cittadini che vengono a raccogliere i frutti del sottobosco senza sapere che la montagna deve essere rispettata. Nelle poche settimane della raccolta arrivano a centinaia e calpestando e smuovendo con i bastoni il terriccio ed il fogliame producono, anche a loro insaputa, danni ai boschi. Credo che andrebbero limitate le autorizzazioni a chi viene da fuori. E dovrebbe essere consegnato un breve riassunto sul comportamento da tenere per il rispetto dell'ambiente della montagna». Questo dice Fabio Gaggioli, 84 anni, autore nella giornata di ieri del ritrovamento, ad Orsigna, di un fungo, che mostriamo nella foto, di 1 Kg e 680 grammi (pesato in Piazza di San Felice, alla Bottega dell'Elisabetta). Fabio con la moglie Eugenia Fagnoni, orsignana doc, vive ad Orsigna da giugno ad ottobre inoltrato per poi passare i mesi più freddi dell'inverno a San Felice. Sull'argomento limitazioni, restrizioni, danni ai boschi di cui in questi giorni molto si parla in montagna abbiamo raccolto il parere di noti ed esperti fungai della montagna pistoiese.

Dice Elviro Lombardelli, Sanmarcellino: «È giusto che il bosco sia accessibile a tutti, ma ora il "pesticcio" del bosco è davvero enorme. Così non può andare. E' necessario regolamentare. Chiudere almeno due giorni alla settimana e far pagare un permesso di almeno 100 euro a stagione, che moltiplicato per il numero dei fungai potrebbe rappresentare un bell'introito per i comuni. Gli fa eco Saverio Strufaldi di Gavinana: «Amatori e cercatori di funghi sono una risorsa per la montagna. Tutti hanno diritto di cercare i funghi, ma è necessario pagare per questa attività, 100 euro a permesso stagionale può andare. Inoltre è necessaria una chiusura periodica di almeno 2-3 giorni settimanali e severi controlli. La Comunità Montana aveva istituito, negli anni '90, le guardie volontarie fatta di gente che conosceva bene la montagna, va ripreso quel discorso». «Distinguere fra cercatori locali e esterni. Molti esterni non rispettano il bosco, posso testimoniare che molti riempiono il bosco di rifiuti», conclude Paolo Manzani, sanmarcellino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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