Il Tirreno

Pistoia

Dopo lo stop

Albachiara, le associazioni provano a ripartire

di Elisa Pacini

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PISTOIA. Mentre gli albergatori di Montecatini lamentano la grossa perdita commerciale e turistica per la città termale dopo l’annullamento del Campus Albachiara 2012, che proprio in questi giorni di dolce autunno negli anni scorsi riempiva le camere degli alberghi con le centinaia di studenti arrivati da tutt’Italia, le associazioni provano a capire come ripartire e non disperdere del tutto il percorso di riflessione su cittadinanza e legalità partito proprio da Pistoia.

Dopo il confronto tra le associazioni pistoiesi e la Provincia, dove la presidente Fratoni si è impegnata a farsi portavoce con la Regione Toscana affinché sostituisca l’ente provinciale nel ruolo decisivo che aveva in Albachiara, messo a dura prova da tagli e futuro incerto delle province, il mondo del terzo settore ha già iniziato a muoversi.

«La Rete di Albachiara si incontrerà entro metà ottobre- dice Rossano Ciottoli del Pozzo di Giacobbe, una delle realtà locali più impegnate nel percorso, insieme ai referenti nazionali come Gruppo Abele, Libera, Avviso Pubblico, rete Radiè Resh.

«La volontà è quella di creare un’associazione autonoma con tutte le esperienze nate intorno ad Albachiara».

Le ipotesi sono tante, sulla rete continua un animato dibattito su come fare per non far morire un progetto di incontro e scambio che, da Pistoia, aveva dato una scossa positiva nel rilancio delle politiche giovanili in Italia.

Che Albachiara sia un percorso vissuto e non un’esperienza di facciata, ne sono prova i tanti messaggi che arrivano sul web dalle associazioni di tutt’Italia.

«Associazioni di Bra, Cuneo, Tropea, Mesagne, Lentini – continua Ciottoli elencando luoghi di importanza simbolica enorme, tutti legati a doppio filo con l’esperienza di Albachiara – hanno già detto di essere pronte ad impegnarsi. Certo non dipende solo da noi. C’è da capire se la Regione si prenderà in carico il percorso, come saranno riattribuite le deleghe della provincia se ci sarà la riorganizzazione amministrativa.

«Da tutto questo si capirà quale sarà l’ interlocutore istituzionale di riferimento».

Tutto insomma ruota intorno alla reale volontà delle amministrazioni locali e della politica: le difficoltà nel reperimento delle risorse sono oggettive, ma anche in assenza di fondi pubblici come in passato ci possono essere strade da seguire per non far morire l’iniziativa.

Qualcosa si sta facendo, ma i tempi non sembrano rapidissimi.

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