I nomadi assediano il campo sportivo
Accampati da metà settimana, gli “arrotini” sono stati convinti dai vigili urbani un’ora prima della partita
PISTOIA. Quando i giocatori delle squadre sono arrivati, alla spicciolata, sul campo di calcio, le roulotte stavano iniziando ad andar via. Una lenta marcia, con i nuovissimi camper a rimorchio delle auto che lasciavano gli spazi verdi attorno al campo di calcio mentre i calciatori si fermavano perplessi nella piazzola d’ingresso, incerti sul dove parcheggiare l’auto.
I panni alla recinzione erano stati tolti in fretta mentre la pattuglia della Polizia municipale osservava da un lato della strada che circonda il campetto le operazioni “di abbandono”. «Abbiamo l’ordine di non muoverci finché l’ultima roulotte non avrà lasciato il campo», spiegava uno degli agenti.
Non era il primo ammonimento. Vigili urbani, polizia e carabinieri erano già a Pontelungo venerdì sera. Una comunità rom, non stanziale, si era accampata intorno al campo sportivo da metà settimana. Gli arrotini, vengono chiamati, perché è il mestiere svolto dalla maggior parte di loro, sono originari della Sicilia, e sono conosciuti anche a Pistoia. Fanno tappa in città perlomeno 6-7 volte l’anno e l’area intorno al campo sportivo di Pontelungo - peraltro vicina al campo di volo e alla comunità pistoiese dei nomadi - è il sito prescelto.
«Stavolta - spiega Vincenzo Lucchesi, commissario dei vigili urbani - c’è stato qualche problema in più, perché oggi (ieri, ndr) si giocava una partita del campionato di Eccellenza della Uisp, e i primi tentativi di convincerli a lasciare la zona non hanno avuto un buon esito». Il “trasloco” è avvenuto in tutta fretta, a ridosso dell’inizio della partita (fischio d’inizio alle 14) e dopo ripetuti contatti tra i capi della comunità e le forze dell’ordine.
Nell’intervallo tra l’arrivo e la conclusione della vicenda alcuni episodi singolari. Giovedì sera i giocatori di una squadra di calcio sono andati al campo per l’allenamento settimanale e hanno trovato una delle due porte con i panni stesi da palo a palo e l’acqua delle docce usata per lavare i panni.
La comunità era formata da una decina di famiglie. Le roulotte si erano posizionate accanto alla recinzione che protegge il campo di calcio. In fila, l’una accanto all’altra, con le auto parcheggiate a fianco. I bambini giocavano nei campi circostanti, e non era difficile vedere le donne impegnate a lavare e stendere i panni.
L’area è comunale, e anche se, facendo leva sul Codice penale avrebbero potuto essere accusati di invasione di proprietà pubblica, la Polizia municipale ha preferito non arrivare a tanto. Nelle occasioni precedenti, i nomadi usavano anche un terreno poco distante, a nord del campetto, di proprietà di un privato, che su sollecitazione dei vigili urbani ha protetto l’accesso mettendo nel terreno un tubo in cemento armato.
I primi colloqui tra forze dell’ordine ed il capo della comunità non sono andati a buon fine. Ieri mattina, tra le società che avrebbero dovuto disputare la partita - Le Querci Cantagrillo e Spazzavento -si faceva di minuto in minuto più forte la preoccupazione di dover rimandare il match. Sono stati interpellati la Circoscrizione, e il presidente provinciale della Uisp. Due ore prima dell’inizio la svolta: la comunità degli arrotini ha accettato di lasciare il campo. Camper in marcia mentre i giocatori, borsoni sulla spalla, guadagnavano gli spogliatoi con sguardi perplessi, e il pubblico poteva sistemarsi lungo la recinzione per assistere alla partita.
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