Italia
Slot machine distanti da scuole e chiese
Commercianti in rivolta contro il decreto del governo per la riforma della sanità. «Queste regole ci danneggiano»
MONTECATINI. Slot machine e videopoker lontani almeno 500 metri da chiese, scuole, ospedali, centri giovanili e residenze sanitarie.
Questa è una delle nuove proposte del governo per contrastare il gioco d'azzardo prevista nel nuovo decreto per la riforma della sanità che tra poche ore passerà in esame alle Camere. Molto lo scetticismo tra associazioni di categoria e commercianti, che vedono in questa azione politica un ennesimo tentativo di danneggiamento. Un problema soprattutto per le piccole realtà come Montecatini, dove chiese e scuole sono praticamente a ogni angolo. «Noi non siamo per niente d’accordo con questo decreto, che di fatto non servirà a nulla. Inoltre il testo non è chiaro e non si capisce a chi si riferisce, se ha chi già possiede le slot machine o per chi aprirà in futuro» spiega Maila Bettaccini responsabile Confesercenti per il settore dei pubblici esercizi. Tanta frustrazione e delusione anche da chi la proposta di legge la subisce in prima persona. «Non diamo noia a nessuno, anzi sarebbe l’ora di adeguarsi al resto del mondo, più aperto su questi argomenti. Il ricavato delle macchinette ci serve per far fronte a diverse spese. Con le video lottery ci guadagna chi le mette, chi ci gioca e lo Stato stesso» dice Alessandro Ghilardini titolare del ristorante-pub Before.
Gli fa eco anche Ye Shaojun, detto Paolo, proprietario del bar Cavour: «Già è difficile lavorare così, se ci levano anche le slot è la fine. Non si vede gente in giro e molto del nostro guadagno deriva da lì, ci paghiamo l’affitto e le bollette». Storie di vita, ormai quotidiana, di famiglie che devono fronteggiare la crisi economica come possono, sfruttando tutti i mezzi a loro disposizione. «In Italia fanno le leggi, ma poi non c’è nessuno che le fa rispettare.
Questo decreto non cambierà niente, per chi ha una dipendenza non sono 500 metri a fare la differenza» sbotta Enrico Bertei della sala scommesse di via Marruota. «Prima lo Stato bandiva le slot machine – continua Enrico – ora ci guadagna sopra. Il settore dei giochi è completamente allo sbando». Per i grandi imprenditori del settore questa novità non andrà a incidere più di tanto nel fatturato complessivo, come ci spiega il responsabile del Bingo: «Noi abbiamo una concessione di 12 anni che scadrà nel 2013. Comunque penso che il decreto si riferisca alle nuove aperture e non agli esercizi già in attivo da diverso tempo.
Certo se dovremmo adottare nuove norme, le adotteremo senza problemi». «Noi qui offriamo una proposta di gioco molto ampia, abbiamo macchinette che al bar non si trovano, degne di un casinò, quindi non temiamo ripercussioni da questa decisione governativa» conclude con tranquillità il responsabile. Tanti i punti ancora da chiarire e tanta la preoccupazione da parte dei commercianti.
La proposta del “decretone”, come è stato rinominato, parte dal ministro della salute Renato Balduzzi. Per adesso si tratta ancora di una bozza e non si esclude che in fase di esame parlamentare possa essere modificato in alcune sue parti. «Condividiamo le preoccupazioni del ministro Balduzzi sulle ludopatie, ma le misure annunciate non ci convincono.
Vietare gli apparecchi è inutile perché chi vuole giocare si sposta e perché il gioco è già vietato ai minorenni. Sarebbe meglio invece imporre il rispetto di tale divieto anche con l’utilizzo dei sistemi che attivano la macchina solo con l’introduzione della tessera sanitaria» propongono dal Fipe-Confcommercio.
La dipendenza da gioco è una malattia subdola, molto più complicata da sconfiggere di quanto si pensi.
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