Il Tirreno

Pistoia

«Decisa a far luce su quei soldi dati in garanzia da mio fratello»

di Massimo Donati
«Decisa a far luce su quei soldi dati in garanzia da mio fratello»

La sorella del tappezziere di Bottegone scomparso nel nulla da due anni è convinta che sia morto Ora darà battaglia affinché il caso non venga chiuso e perché si indaghi su tre fidi concessi grazie a lui

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PISTOIA. Era andato a cercare funghi nei boschi di Pian di Novello. O almeno così raccontarono i due amici che dissero di essere insieme a lui quella mattina. Si pensò a un tragico incidente: l'ennesimo fungaiolo vittima di una fatale caduta. Ma le ripetute battute di ricerca nella zona, con decine e decine di volontari, non hanno dato mai alcun frutto. E così, c'è anche chi, col passare dei mesi, ha iniziato ad avanzare ipotesi diverse, inquietanti. Omicidio? Fatto sta che da due anni, dal 20 agosto 2010, di lui si è persa ogni traccia. Roberto Nanni, tappezziere in pensione di Bottegone, è scomparso nel nulla. Oggi avrebbe 62 anni. Se fosse vivo.

«Ma finchè sarò viva io questo caso non verrà mai chiuso» avverte battagliera la sorella Lia, seduta al tavolo del soggiorno della villetta che, in via Cason dei Capecchi, condivideva con il fratello. Operaia in pensione, la signora Lia è convinta sì che il fratello sia morto, ma anche che le sue spoglie non siano lassù, tra i boschi del Balzo delle Fate. Ed è decisa a far luce su tutte le questioni che suo fratello aveva in sospeso alla vigilia della scomparsa. Soprattutto finanziare, e soprattutto quelle legate a quei conti correnti che, per amicizia, aveva aperto a proprio nome per fornire una garanzia ai tre fidi concessi dalle banche a terze persone, dal 2002 al 2006. Complessivamente, circa 200mila euro, di cui Roberto Nanni non ha avuto modo di rientrare in possesso prima della morte.

Lunedì saranno passati due anni dalla scomparsa, un termine che coincide con la dichiarazione ufficiale di morte presunta.

«Da lunedì sarò ufficialmente l’erede di mio fratello – spiega la signora Lia – e come tale avrò anche accesso alle sue posizioni bancarie. E sono pronta a dare battaglia per far luce su quei fidi. Roberto non mi aveva mai detto nulla su quei soldi prestati così ingenuamente, forse sapeva che glielo avrei impedito. A ragione. Del denaro non mi importa nulla, era di mio fratello, ma l’aveva risparmiato con una vita di lavoro e non è giusto. Prima di sparire Roberto era sempre nervoso, ma non mi ha mai detto il perché. Adesso lo so».

L’anno scorso, dopo l'esito negativo delle ennesime ricerche nei boschi di Pian di Novello, i legali che rappresentano Lia Nanni presentarono un esposto alla procura della Repubblica, avanzando una nuova ipotesi: qualcuno avrebbe ucciso Roberto Nanni e occultato il cadavere.

«Tutti questi problemi di soldi me li dimenticherei volentieri – aggiunge la signora Lia – La cosa più importante per me sarebbe ritrovare il corpo di mio fratello, anche un solo osso. Ma non certo lassù: com’è possibile che non abbiano mai trovato nulla, nemmeno gli scarponi o il suo Keeway giallo fosforescente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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