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Fagioli: un errore accorpare i piccoli istituti

Fagioli: un errore accorpare i piccoli istituti

PISTOIA. «Dico subito che sono molto perplesso sulla proposta , che, di fatto, aggiunge tagli pesanti ad una realtà già ampiamente dimensionata». Chi parla è Renzo Fagioli, ex segretario nazionale...

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PISTOIA. «Dico subito che sono molto perplesso sulla proposta , che, di fatto, aggiunge tagli pesanti ad una realtà già ampiamente dimensionata».

Chi parla è Renzo Fagioli, ex segretario nazionale della Cisl scuola e la proposta in questione è quella –formalizzata dalla Provincia – di accorpare i due istituti agrari della provincia da un lato e gli istituti Pacinotti e Fedi dall’altro per creare due poli (uno agrario e uno industriale) vista la necessità di accorpare le scuole con un numero ridotto di iscritti.

«L'istituto professionale per l'agricoltura e quello per l'industria e l'artigianato – osserva Fagioli – sono, infatti, scuole di lunga e consolidata presenza, con ampissimo bacino d'utenza e una reputazione che oltrepassa i confini provinciali. Esse hanno formato mano d'opera altamente qualificata e quadri tecnici di vario livello, che hanno contribuito in maniera determinante allo sviluppo agricolo, industriale e artigianale del nostro territorio. Sono scuole che debbono mantenere l'autonomia, così come anche richiesto dalle organizzazioni sindacali confederali, cosa che vale anche per l'altro istituto oggetto dei provvedimenti, e cioè l'istituto agrario di Pescia, anche questo di grande livello , e che non possono essere aggregate in mega poli, solo per rispondere alla regola, ministeriale, basata solamente su parametri numerici».

Fagioli auspica la fine dei tagli sulle scuole, che finiscono con il dar vita a «megascuole composite, con circa 1600 studenti, la cui gestione, in termini, ad esempio, di coordinamento delle attività didattiche, è praticamente impossibile».

«Le amministrazioni locali su cui sono scaricate le responsabilità del dimensionamento – continua Fagioli – devono cercare di difendere le scuole e, se le attuali norme producono questi risultati, bisogna battersi per modificarle, nel senso di operare non solo sui numeri dei singoli istituti, specie se unici sul territorio, ma sulle medie ponderate, in modo da consentire scostamenti in eccesso e anche in difetto, e non solo in eccesso, come prevalentemente accaduto fino ad ora.Ritengo che una decisione in tal senso, ovviamente se condivisa, potrebbe essere assunta , da Regione e Province, anche senza aggiustamenti legislativi, che, se del caso, andrebbero proposti».

L’ex sindacalista, citando il caso dei Comuni che continuano ad esistere pur avendo cento abitanti, ribadisce che «devono restare in piedi, autonome, tutte quelle scuole che, come quelle di cui si parla, rappresentano tratti inconfondibili del nostro vivere insieme e che hanno contribuito, oltre ogni altro aspetto, anche al consolidamento della nostra democrazia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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