Il Tirreno

Pistoia

«Più servizi con l’area metropolitana»

di Bernardo Carradori
«Più servizi con l’area metropolitana»

Provincia addio, la presidente Fratoni spiega perché è meglio l’alleanza con Firenze e Prato. Ma no a un super-Comune

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PISTOIA. Il consiglio dei ministri ha diffuso in una circolare i criteri per la riorganizzazione delle province italiane. La Toscana, in base a quanto esposto nel documento, risulterà una delle regioni più colpite, con la riduzione da 10 a 5 province. Qualsiasi proposta venga scelta dal consiglio regionale, le province di Pistoia e Prato hanno vita breve. L'Upi (Unione delle province) ha presentato un progetto che prevede la nascita di un'unica provincia formata da Pistoia, Prato e Firenze. Come la vede Federica Fratoni, dal 2009 presidente della Provincia di Pistoia?

«Caldeggiavo la soluzione dell’area metropolitana, proposta dall’Upi, da molto tempo, ancor prima che si parlasse di spending review e di tutti questi tagli. Sono contraria ad una città metropolitana con un unico municipio per Pistoia, Prato e Firenze; invece sono favorevole ad un'area metropolitana con 3 governi locali autonomi che cooperano tra loro».

Ci sono difetti o rischi in questa generale revisione delle province?

«I difetti esistono, ma sono a monte del progetto: la riforma è dettata dall'antipolitica e dal populismo. Stiamo marciando a tappe forzate verso una soluzione che non produrrà nessun risparmio. Trasferimenti e ridimensionamenti creeranno un caos enorme, con conseguenti costose inefficienze. Gli enti locali servono a spender bene il denaro di cui dispongono, non a fare economia. Il rischio più grande è che la Provincia diventi un ente di secondo livello, i cui membri sono scelti dai consigli comunali e non tramite libere elezioni da parte dei cittadini».

Firenze sembra ostile all’idea di un’area metropolitana fino a Pistoia: questo progetto deve andare avanti con o senza il suo consenso?

«I fiorentini sono sempre stati contrari, ma è fondamentale che si convincano dei vantaggi cui andrebbero incontro se accettassero. Firenze potrebbe allargare i propri orizzonti. Adesso vivono soprattutto di turismo, ma con Pistoia e Prato l'economia si svilupperebbe ulteriormente. Le infrastrutture sarebbero rilanciate e iniziative importanti prenderebbero campo: la 3° corsia della A11, il raddoppio ferroviario dell'alta velocità e la rete wi-fi nell'area metropolitana».

Si sente di tranquillizzare i suoi concittadini pistoiesi riguardo all'unione con Prato e Firenze? «Posso capire il timore di essere inghiottiti da una città più grande, ma non c'è un vero rischio. Firenze è uno dei brand più conosciuti al mondo: in una realtà globalizzata come quella di oggi Pistoia ne guadagnerebbe in immagine e competitività».

Quali sono adesso le tappe cui andremo incontro?

«Non ci resta che aspettare la conversione del decreto in legge da parte del governo, intorno ai primi di agosto. Dopo ne sapremo di più».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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