Il Tirreno

Pistoia

«Hanno spazzato via anni di sacrifici Non ci arrenderemo»

di Michele Galardini
«Hanno spazzato via anni di sacrifici Non ci arrenderemo»

Parla uno dei 13 dipendenti Transystem che dal 1º luglio sono in cassa integrazione per i tagli decisi dalle Poste

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PISTOIA. Riccardo Petrucci, classe 1961, è uno dei 13 dipendenti dell’azienda di consegne Transystem che dal primo luglio si trovano in cassa integrazione a causa del mancato rinnovo dei bandi da parte di Poste Italiane. Negli ultimi 4 anni ha lavorato e vissuto a stretto contatto con gli stessi ragazzi, molti dei quali under 40, con cui ora condivide una campagna mediatica agguerrita nei confronti di quella grande società per azioni che in tutta Italia sta tagliando le realtà, a sua detta, “improduttive”.

Da “membro anziano” del gruppo, Riccardo si è fatto orecchio e voce degli altri dipendenti, ormai divenuti amici, che vuole nominare: Andrea, Serena, Riccardo T., Raffaele, Federico, Ambra, Elisa, Simona, Riccardo C., Mirko, Cristian e Renato.

Come mai vi siete mossi così compatti per difendere il vostro lavoro?

«Fin dai primi colloqui con i proprietari della Transystem abbiamo avuto la conferma della loro capacità e sensibilità. La sede dell’azienda è a Parma e quindi ogni mattina dovevamo essere noi, autonomamente, a organizzare il lavoro, salvo poi fare un resoconto telefonico o via mail a fine mattinata. Sinceramente, gli ultimi 4 anni, sotto il profilo lavorativo sono stati gratificanti, perché eravamo riusciti a costruire un ambiente bello, che da un lato ci rendeva liberi di gestire il nostro tempo e dall’altro ci responsabilizzava. Difficilmente arrivavamo tardi a lavoro perché eravamo felici dell’armonia con la quale riuscivamo a svolgere il nostro compito».

Quando avete realizzato che la battaglia ad oltranza poteva essere l’unico strumento di sensibilizzazione?

«Fin da subito siamo stati molto compatti. Al contrario di altri, non abbiamo mai fatto ricorso ad azioni legali ma abbiamo messo in campo le nostre capacità, ritrovandoci anche dopo l’orario di lavoro per dividerci i compiti. Di tutti i lavoratori Transystem interessati dai tagli siamo stati gli unici a intraprendere questo percorso fatto di video, di raccolta firme e di contatti con il mondo della politica. Se tutti si fossero mossi come noi ora l’opinione pubblica sarebbe più consapevole del nostro problema».

I colleghi più giovani chiedevano consigli su cosa fare?

«Per la mia esperienza e anche per l’età sono stato visto come il punto di riferimento. Cerco sempre di infondere speranza nei ragazzi, che si sono visti spazzare via quattro anni di sacrifici. C’è chi, con uno stipendio di 1200 euro, ha messo su famiglia, chi ha comprato casa e deve pagare il mutuo... Ora non può più pensare al futuro con gli stesi occhi di prima. Sicuramente non lavoreremo più per le Poste, e questo ci fa male, perché in questi anni avevamo costruito dei rapporti diretti con le persone a cui portavamo le raccomandate. Forse è per questo che la cosa che ci ha impressionato maggiormente in questi mesi è stata la freddezza di Poste, l’assenza di motivazioni e spiegazioni da parte dei vertici dell’azienda».

Cosa vorrebbe dire a chi, per il momento, vi ha tolto la possibilità di lavorare?

«Gli consiglierei di parlare con noi, di conoscere quelle persone che hanno doti umane e lavorative che non è giusto disperdere. E certamente gli direi che finché ci sarà la possibilità di andare avanti in questa lotta noi non ci arrenderemo. Di questo possono starne certi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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