Il Tirreno

Pistoia

Ora sul suo terreno passa la variante, ma deve pagare l’Imu

di Tiziana Gori
 Ora sul suo terreno passa la variante, ma deve pagare l’Imu

La Provincia non ha mai completato il decreto di esproprio L’azienda chiede al Tar un milione di euro di risarcimento

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Un decreto espropriativo mai emesso, l’azienda privata che si trova a pagare l’Imu su un terreno ora occupato da una variante. Una situazione paradossale ma tutt’altro che isolata, sostiene lo studio legale degli avvocati Fabio Cannizzaro ed Isabella Mati. L’avvocato Mati sta seguendo il ricorso al Tar della Toscana dell’azienda vivaistica Mati Piante, con sede sulla via Bonellina.

Mati piante risulta ancora proprietaria della porzione di terreno, prima adibita a vivaio, in cui alla fine nel 2006 è stata inaugurata la variante alla via Montalbano (in località Ponte Stella). Una variante che rientra nel progetto dell’Asse dei vivai, e consente allo stesso tempo di evitare l’attraversamento dell’abitato di Masiano.

Nel ricorso si chiede l’accertamento della mancata conclusione del procedimento espropriativo e la conseguente condanna “all’obbligo restitutorio, ripristinatorio e risarcitorio per il pregiudizio arrecato”.

L’ente che non ha mai emesso il decreto espropriativo è la Provincia, ma vi sono, spiega l’avvocato Cannizzaro, altre opere in cui la pubblica amministrazione - sia essa Comune, Provincia o Regione - non ha concluso l’esproprio e i proprietari dei terreni si trovano a dover gestire anche la beffa del pagamento delle tasse. È il caso di un vivaio con sede sulla via Fiorentina, e di altri privati proprietari di terreni dov’è stata realizzata la variante Lucchese.

Al momento però, il solo ricorso presentato è quello dell’azienda Mati. Il risarcimento è stimato all’incirca in un milione di euro.

«Nel 2003 - spiega l’avvocato Mati - la Provincia ha intrapreso la procedura di esproprio con una dichiarazione di pubblica utilità del valore di 3 anni. L’opera è stata conclusa nel 2006, ma all’azienda non è mai arrivato il decreto di esproprio. Già nel 2007 - ricorda - era stato fatta presente l’assenza del provvedimento di chiusura».

Ad oggi l’azienda «ha ricevuto solo la liquidazione del soprassuolo (cioé delle piante che si trovavano sul terreno, ndr)». Ma nel frattempo l’istituto dell’accessione invertita, che consentiva alla pubblica amministrazione di acquisire il diritto di proprietà con la sola presenza dell’opera sul suolo e liquidando il privato con una somma forfettaria, è stato rigettato da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.

«Lo Stato italiano - ricorda Cannizzaro - ha dovuto prendere atto che la pubblica amministrazione non può autodeterminare il risarcimento dovuto».

Il privato può chiedere la restituzione del bene o l’applicazione dell’articolo 42 bis del Testo unico degli espropri (luglio 2011). «Può - spiega Cannizzaro - diffidare l’ente che occupa senza titolo, ricordando che continua a pagarci le tasse e invitandolo ad applicare il 42 bis. In assenza di risposta, si può fare ricorso al Tar».

Così ha agito Mati. A questo punto la pubblica amministrazione può valutare se le conviene comprare ex novo il bene o restituirlo anche allo stato attuale. «Il 42 bis - conclude Cannizzaro - è particolarmente oneroso, soprattutto quando l’occupazione senza titolo perdura negli anni. I casi come quello dell’azienda Mati rappresentano forse l’80% degli espropri per pubblica utilità fatti nella nostra provincia. In assenza di accordi, potrebbero veramente aprirsi delle voragini di bilancio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web