Ammanco, Giuliano Sichi resterà l’unico indagato
La procura: l’indagine sull’ex economo della Comunità sarà chiusa entro l’estate spetterà alla Corte dei Conti stabilire altre eventuali responsabilità nell’ente
SAN MARCELLO. Non ci sono altri indagati – e quasi certamente non ce ne saranno in futuro – nell’inchiesta penale sull’ammanco in Comunità montana, che vede sotto accusa l’ex tesoriere Giuliano Sichi.
La procura della Repubblica ha intenzione di chiudere le indagini nell’arco di un mese, prima dell’inizio dell’estate. Tutti i comportamenti penalmente rilevanti sarebbero infatti già stati accertati e documentati, mentre le prossime settimane serviranno soltanto a quantificare – in termini per quanto possibile più prossimi alla realtà – l’ammontare dell’ammanco. D’altra parte, ciò che conta dal punto di vista del processo, sono il modus operandi con cui il reato è stato consumato e l’ordine di grandezza delle cifre indebitamente sottratte all’ente pubblico.
Stabilire al centesimo l’entità dell’ammanco sarà invece l’obiettivo della giustizia amministrativa, in vista di un risarcimento del danno quanto più puntuale possibile. Così come sarà compito della Corte dei Conti individuare eventuali responsabilità da parte di altri organi della Comunità montana, da parte di coloro che vegliano sul corretto funzionamento dell’ente e sulla regolarità del bilancio.
Secondo la procura, quindi, le responsabilità di Giuliano Sichi, indagato per il reato di peculato sarebbero certe. D’altra parte l’ex economo ha già confessato davanti al magistrato di aver indebitamente intascato denaro della Comunità montana. Tant’è vero che ad oggi ne ha già restituita una parte: una prima tranche di 100mila euro e una seconda di circa 50mila. Secondo quanto trapela, Sichi avrebbe confessato di essersi appropriato complessivamente di circa 400mila euro, mentre le prove acquisite parlerebbero di almeno 700mila. Sarà su questo fronte che probabilmente si discuterà per quanto riguarda la celebrazione del processo con riti alternativi, come il patteggiamento che, a fronte del risarcimento del danno, potrebbe consentire un congruo sconto di pena.
L'Inchiesta che ha scatenato il terremoto in Comunità montana prese il via il 21 marzo dello scorso anno, quando alcuni impiegati amministrativi dell'ente informarono i loro dirigenti di aver riscontrato dei cospicui ammanchi nel bilancio. Dopo l'immediata comunicazione alla giunta dei sindaci, il caso arrivò sui tavoli della procura della Repubblica, che affidò le indagini alla Guardia di finanza.
La stessa Comunità montana invece, ha affidato ad un consulente, Luca Eller Vainicher, l’incarico di passare al setaccio i bilanci degli ultimi anni per verificare ammanchi e malgestioni.
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