Il presidio
Legna da ardere funghi e mirtilli: incassavano su tutto
Comunità Montana pistoiese, ecco i perché dell’ammanco. Per 30 anni pagamenti in contanti e ricevute non regolari
SAN MARCELLO PISTOIESE. Della boscaiola si conoscono innumerevoli varianti, con o senza panna, al pomodoro o in bianco, ma oltre le penne o le tagliatelle non ci si era mai spinti. E invece, rovistando nei bilanci della Comunità montana dell’Appennino pistoiese salta fuori una variante assai indigesta: la contabilità alla boscaiola. Ricevute o mandati di pagamento emessi sullo stile delle feste parrocchiali di una volta, somme che entrano e non si capisce se finiscano o meno in cassa e quindi in bilancio, pagamenti incongrui, inverificabili o bizzarri.
Negli ultimi trent’anni non si capisce cosa sia avvenuto: se e quanto i libri contabili della Comunità montana rappresentino una fotografia più o meno verosimile delle entrate e delle uscite dell’ente. E, soprattutto, se la «contabilità alla boscaiola» (10 milioni il buco stimato) sia servita a coprire un’appropriazione di soldi o se sia, in larga misura, effetto di una gestione confusionaria e approssimativa delle risorse pubbliche.
Il giorno dopo l’affollatissima assemblea che ha disvelato alla cittadinanza almeno una parte dell’accaduto, a San Marcello fa freddo e cade una pioggia gelida. E infatti, a cercare di ricostruire le vicende di questi anni con le testimonianze dei protagonisti, ci si imbatte in una selva di colpi di tosse, di raucedini. E’ una brutta giornata anche per i telefoni cellulari: dopo il primo contatto vanno tutti in avaria. E poi, è cosa nota, la montagna è terra di emigrazione: uno è a Pisa, un altro a Lucca, uno ha una riunione e l’altro impegni inderogabili di lavoro.
Tentare di farsi raccontare qualcosa da uno dei tanti presidenti che si sono alternati alla guida di questo ente che presto, per fortuna, passerà a miglior vita e verrà sostituito dall’Unione dei Comuni, è un’impresa. C’è un’inchiesta della magistratura in corso, si capisce. Bisogna aspettare lo sviluppo delle indagini, ci mancherebbe. C’è il segreto istruttorio, guai a dimenticarlo. Ma insomma, se non si sa, come sostiene il perito nominato dalla Procura, che fine abbia fatto una decina di milioni di euro in un trentennio qualcuno dovrebbe avere il buon gusto di spiegare cosa succedeva alla Comunità montana. E’ bene chiarirlo: non si sa quanto denaro sia stato sottratto fisicamente, ma qualcosa deve essere successo se il (forse) unico indagato, l’economo Giuliano Sichi, ha già restituito circa 100mila euro. Uno dei pochi a metterci la faccia è Mauro Gualtierotti, ex sindacalista e presidente dal 2002 al 2008. E la sua è, decisamente, la faccia di uno che ha paura di assistere al funerale della propria reputazione. «Non ho mai avuto nessun sospetto, neppure l’ombra. Altrimenti sarei corso a denunciare tutto ai carabinieri. Per me è stato un fulmine a ciel sereno. Ad averlo saputo, mai avrei accettato di diventare presidente. Prima di me ci sono stati fior di presidenti - dice - ex assessori regionali, ex presidenti di Provincia, tutti uomini di specchiata onestà. I bilanci che ci venivano prospettati erano perfetti, sembrava tutto in regola». Va bene, i presidenti svolgevano un ruolo politico. E i revisori dei conti: «Erano tra i migliori, stavano qui a volte per una settimana intera», aggiunge Gualtierotti. E non si sono mai accorti di nulla? E i funzionari, gli impiegati, i colleghi, i sottoposti? «Tutto era affidato nelle mani di una persona della quale avevamo piena fiducia».
In paese non si fa a cazzotti per parlare: questa storia rischia di rivelarsi un terribile autogol per una zona che ha bisogno come il pane di aiuti, di finanziamenti, di sostegni. Ma la contabilità alla boscaiola rischia di far scattare la quaresima per tutta la montagna.
Ma com’era, secondo la relazione del perito Luca Veinicher Eller, la contabilità alla boscaiola? I proventi della vendita della legna da ardere, oppure la concessione delle autorizzazioni alla raccolta dei mirtilli, tanto per fare due esempi, venivano riscossi direttamente da persone dell’ente. In molti casi la liquidazione avveniva in contanti e in cambio veniva rilasciata una ricevuta spesso priva di numerazione progressiva. Spesso le ricevute non avevano la marca da bollo. E poi il puzzle del riversamento delle somme in tesoreria: a volte i soldi comparivano in contabilità in ritardo di alcuni mesi, qualche volta l’anno successivo, altre volte, invece, la «reversale di incasso» mancava.
Secondo quanto ha affermato Luca Eller, il lavoro ancora da svolgere per mettere a pulito tutta la contabilità e far emergere le cifre sparite, oppure non registrate, o ancora contabilizzate in maniera non corretta è enorme. Un caso per tutti: nel quinquennio che va dal 2006 al 2010 sono state esaminate circa 1.600 ricevute per pagamenti di legna da ardere, per un valore totale di oltre 407mila euro. Ma le corrispondenti “reversali” si fermano a 268.493 euro. L’ammanco è quindi di quasi 139mila euro.
Per ora si sono effettuati solo dei sondaggi a campione e la stima che emerge è agghiacciante. Come la pioggia che cade su San Marcello.
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