Ammanco per oltre dieci milioni di euro
Finalmente svelato in seduta pubblica l’ammontare del presunto danno alla Comunità Montana. Nella parte secretata forse altre persone coinvolte
Ammanco superiore ai 10 milioni di euro (forse 12 se si considera anche il danno per l’ente) e altre persone coinvolte. Sono queste le novità emerse dalla perizia Eller discussa ieri sera, pubblicamente, nella sede della Comunità Montana. Ad oltre un anno dalla scoperta del fatto, sono ancora tanti però gli aspetti oscuri della vicenda. In primis i nomi di eventuali altri soggetti coinvolti, tema scottante che sarebbe fra l’altro approfondito nei due capitoli della relazione tuttora tenuti sotto chiave dallo 007 Luca Vainicher Eller e dunque ancora sconosciuti agli stessi membri della giunta comunitaria.
In attesa che l’indagine giudiziaria faccia il suo corso, sono tuttavia emersi altri scenari che cominciano a rendere più delineato il quadro. Almeno secondo la perizia. La prima novità è rappresentata proprio dall’aspetto che più interessa alla popolazione montana che fin dall’inizio della vicenda si chiede: a quanto ammonta l’ammanco? Dalle informazioni dichiarate in assemblea o comunque trapelate si presume che nemmeno gli esperti conoscano la cifra esatta. Tuttavia i 2-3 milioni di euro inizialmente presunti sarebbero soltanto una sciocchezza rispetto all’importo complessivo in ballo, che arriverebbe a superare i 10-12 milioni di euro.
Ma occorre fare subito alcune precisazioni. Anzitutto l’enorme cifra sarebbe un totale complessivo del buco venutosi a creare nel corso di almeno una trentina d’anni di gestione definita “arruffata” dei conti dell’ente comunitario. Altra precisazione riguarda la natura dell’importo: per anni la contabilità dell’ente, a giudizio di Eller, sarebbe stata tenuta senza il minimo rispetto dei principi contabili cui dovrebbero conformarsi tutte le aziende e, a maggior ragione, gli enti pubblici. Mancano, per il perito, diverse pezze d’appoggio su cui basare le indagini. E se la “contabilità alla boscaiola” ha creato molteplici vuoti anche per l’ultimo decennio, la ricerca relativa agli anni precedenti si fa un’impresa epica.
Il dato dell’ammanco, probabilmente, sarà quasi impossibile da accertare al cento per cento. Comunque gli oltre 10 milioni deriverebbero secondo Eller da una serie di calcoli e stime basati sul comportamento tenuto dal ragioniere economo Giuliano Sichi – che al momento risulta l’unico indagato (avrebbe già restituito circa 100 mila euro) – e aggiustati sulle pezze d’appoggio disponibili.Documenti per il cui reperimento, si ricorda, è stata indispensabile la cooperazione del personale dipendente.
Occorre anche precisare che non si è ancora in grado di capire quanta parte sia imputabile a chi. Quello di Sichi è l’unico nome indicato al momento, ma potrebbero esservi altri soggetti. Non è facile nemmeno stabilire dove si siano diretti i fondi e chi abbia beneficiato, e in quanta parte, dell’ammanco. Insomma, è una matassa ancora arruffata.
Più chiarezza pare esserci sul fronte delle modalità con cui sarebbe venuto a determinarsi l’ammanco. Le spiegazioni del perito sono impressionanti: già dagli inizi degli anni ’80 sarebbe stato messo in piedi un vero e proprio sistema contabile fallace appositamente architettato, questa è la valutazione proposta da Eller, allo scopo di sottrarre fondi all’Ente. Fra registri spariti, ricevute volanti e importi gonfiati e stornati da un capitolo all’altro senza criterio, i flussi di denaro stando alla perizia si perdevano per strada, ed il gioco era fatto. Col tempo, poi, la situazione sarebbe divenuta sempre più ingarbugliata finché, negli ultimi anni, sarebbe stato davvero difficile scovare l’azione di qualche mano lesta. Per quanto riguarda la sua parte, il ragioniere economo per Eller avrebbe agito sia sulle entrate che sulle uscite.
Nel primo caso la perizia individua alcune voci su cui si sarebbe speculato tramite un sistema di riscossione del tutto irregolare rispetto alle norme: vendita di legna da ardere a famiglie e ditte con partite Iva, raccolta di mirtilli, raccolta di legna “morta”, concessioni di terreni e fabbricati e voci assimilabili. Nel secondo caso l’economo, stando alla perizia, avrebbe spiccato una serie di mandati di pagamento “bucati” (così sono definiti dal perito) da considerarsi irregolari sia dal punto di vista contabile (per esempio per spese che non rientravano nella spesa economale) che del valore. La percentuale di mandati non giustificabili sarebbe piuttosto elevata. Chi doveva controllare? E come mai nessuno si è accorto di niente fino al fatidico marzo 2011? Per il perito qualcosa ha fatto cilecca: una spiegazione può essere ricercata nel clima venutosi a creare col tempo intorno all’ente dove la contabilità si aggrovigliava progressivamente, tanto da rendere arduo capirci qualcosa. Nella perizia si ricorda anche la fiducia di cui Sichi era venuto a godere col tempo e la permanenza per anni e anni nello stesso luogo di lavoro.
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