Il Tirreno

Pistoia

«Potevo essere morto senza il defibrillatore»

di Niccolò D’Innocenti
«Potevo essere morto senza il defibrillatore»

La tragedia di Morosini riporta d’attualità l’episodio in cui Lorenzo Petrini fu colpito da un arresto cardiaco in una partita di Seconda categoria

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MONTECATINI. «A salvarmi la vita è stata sicuramente la prontezza con cui è stato usato il defibrillatore». A parlare è Lorenzo Petrini, che nel maggio del 2008 fu vittima di un arresto cardiaco durante la partita di seconda Categoria fra Marliana e Nievole. Poteva essere un altro caso Morosini, ma il pronto intervento fu provvidenziale. Dopo pochi minuti dall’inizio della gara, l’allora ventunenne centrocampista del Marliana perse i sensi accasciandosi al suolo. Solo il tempestivo intervento di alcuni giocatori di entrambe le squadre e dei volontari della Misericordia di Marliana salvò la vita al giovane fino all’arrivo dell’elisoccorso Pegaso, a conferma dell’importanza di avere persone e mezzi adatti per gestire certe situazioni. La tragica vicenda di Morosini ha riportato alla memoria la storia di Lorenzo, che ha molto in comune con quella del giocatore del Livorno. «Dell’incidente – racconta Lorenzo – non ricordo nulla, e neanche dei mesi precedenti. Il cervello, andando in momentaneo black-out, ha rimosso numerose informazioni. I primi ricordi risalgono alla convalescenza in ospedale. Per riprendermi fisicamente c’è voluto quasi un anno, ma adesso sto bene e posso fare qualsiasi tipo di attività fisica, tranne quella agonistica. Proprio la lontananza dai campi da gioco è stata la cosa più difficile da accettare, visto che dopo l’incidente non ho più potuto superare la visita medica. È stato un duro colpo, dato l’amore che ho per il calcio, ma fortunatamente posso continuare a giocare a calcetto con gli amici e ad allenarmi ancora nel Marliana-Nievole, dove gioca mio fratello Federico. Per evitare nuovi incidenti porto sempre addosso un defibrillatore portatile collegato al mio elettrocardiogramma che, in caso di qualche irregolarità, manderebbe subito delle scariche al mio cuore.

«Non me la sono sentita – continua – di vedere le immagini di Morosini, come ho evitato di guardarne altre in situazioni simili. Mi dispiace molto per come è andata; le nostre storie potevano avere la stessa fine. Devo ringraziare tutte le persone che mi hanno prestato i primi soccorsi prima del viaggio in elicottero per Careggi. Probabilmente se non avessero usato il defibrillatore per ben cinque volte, e con grande velocità, la mia storia avrebbe avuto un epilogo come quello di Morosini, visto che in queste circostanze sono i secondi a fare la differenza. Spero che la mia esperienza sia servita per mettere in luce quanto sia importante che in ogni partita, di qualsiasi categoria e sport, siano presenti persone e mezzi in grado di intervenire celermente in caso di necessità. Penso sia fondamentale che ogni società abbia un defibrillatore e almeno una persona in grado di usarlo. O che almeno a ogni partita sia presente un ambulanza».

Sembra impensabile, ma quando successe questo episodio la Figc decise di punire, con una sconfitta a tavolino e un punto di penalizzazione (nonché di una multa di 300euro) a tutte e due le squadre che decisero, di comune accordo, di sospendere la partita. La sensibilità e l’umanità mostrata nel sospendere, giustamente, i campionati per la scomparsa di Morosini, sembra essere venne meno lontano dai riflettori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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