Il Tirreno

Pistoia

Siamo l’ombelico dell’arte bisogna saperci vendere

di Marco Innocenti
Siamo l’ombelico dell’arte bisogna saperci vendere

Il presidente dell’Aci sollecita sinergie per incrementare l’arrivo di turisti puntando su cultura, vivaismo e verde, enogastronomia e grandi contenitori

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PISTOIA. «Pistoia è l’ombelico dell’arte e del paesaggio in una Toscana che continua ad essere la regione più apprezzata dai viaggiatori. Ha tutto per eccellere nelle rotte turistiche, ma deve credere nelle sue risorse e nelle sue potenzialità, cominciando ad operare in concreto». Personaggio di rilievo del centro storico (casa sulla Sala, ufficio in via Ricciardetto), Antonio Breschi, presidente dell’Aci di cui già era stato direttore, è pronto a scommettere sul boom del turismo e i vantaggi che porterà. Dall’alto della sua esperienza (è anche amministratore delegato del Nuovo Box Office di Firenze, oltre che membro di Aci Consult Spa a Roma), vede segnali importanti nei flussi di visitatori.

«Le indicazioni che arrivano dai numeri sono chiare: anche Pistoia è stata scoperta dal turismo e da tre-quattro anni in qua le presenze sono in costante aumento. Ora la città deve saper mettere a sistema le sue ricchezze: arte, verde, paesaggio, enogastronomia, cultura. E soprattutto deve essere in grado di arrivare ad un calendario di eventi di qualità diffuso su tutto l’arco dell’anno e sorretto da una comunicazione e da una promozione adeguate. In Italia e nel mondo, non solo a Pistoia e dintorni».

Proprio in questi giorni è arrivato un grido di allarme da parte degli alberghi del centro, che paiono in difficoltà. Per contro una grande catena come l’Hilton ha deciso di aprire proprio a Pistoia, nell’area ex Breda. Due dati che paiono contraddittori.

«La mia impressione è che per stare sul mercato in un periodo di accentuata concorrenza bisogni puntare sempre di più sulla qualità dell’offerta e dell’accoglienza. Nel caso degli alberghi del centro storico, non è da escludere che risentano anche delle difficoltà di accesso e sosta da parte dei visitatori. Comprendo meglio la scelta dell’Hilton: ha capito le potenzialità del nostro territorio e ritiene fondamentale la collocazione di Pistoia nel cuore della Toscana, a due passi da Firenze e da tanti altri centri d’arte e facilmente raggiungibile da aeroporti e porti».

Torniamo alla qualità dell’accoglienza. Quali interventi occorrerebbero per migliorarla?

«Intanto il potenziamento del servizio di noleggio biciclette. La nostra città è sostanzialmente pianeggiante, si gira bene con le due ruote. In ogni caso andrebbe ampliato anche il servizio navetta tra i parcheggi esterni e il cuore del centro, in considerazione del fatto che tra i visitatori ci sono parecchie persone non più giovani che non possono o non vogliono camminare o pedalare. Vedrei bene una serie di piccoli bus, magari elettrici, che abbiano percorsi circolari con tempi fissi di percorrenza. Fondamentale poi sarebbe aprire nuovi centri di informazioni e accoglienza. So che gli enti locali hanno problemi di costi e personale, ma in parte si potrebbe ovviare utilizzando almeno le nuove tecnologie. Ormai ovunque si trovano touch-screen che offrono ogni tipo di informazione per via telematica. Da parte sua l’Aci sta cercando un accordo con il Comune per metterne uno nella sua area di servizio in via Bonellina, subito all’uscita dell’autostrada. Dovrà contenere tutte le informazioni non solo sul centro storico, ma sull’intera provincia. Sarebbe poi fondamentale poter disporre di pacchetti turistici legati ad eventi».

Ha accennato alle difficoltà di accesso e sosta nel centro storico. Sono un problema per il turismo? E come si può risolvere?

«Beh, questi oggettivi disagi non incrementano certo i flussi dei visitatori. Ribadisco la necessità di una integrazione tra mezzi di trasporto pubblico (bus e anche biciclette) e centro storico, con percorsi guidati e facilmente individuabili. Parcheggi scambiatori e navette, insomma, uniti ad una politica delle tariffe delle aree di sosta a pagamento che le comprenda tutte e consenta di recuperare i costi di realizzazione e gestione senza dissanguare chi le utilizza. Tariffe troppo alte scoraggiano».

A servizio del centro storico potrebbero presto esserci altri due parcheggi, quello di S. Bartolomeo e quello nell’area del Ceppo, quando sarà stato trasferito l’ospedale. Come li valuta?

«Sull’intervento in S. Bartolomeo andrei cauto. Strutture di quel genere a due passi da centro attraggono grandi flusso di traffico, difficilmente sostenibili in quell’area. Se poi altri stalli di sosta si realizzano pochi metri più a nord, al Ceppo, forse il parcheggio in S. Bartolomeo potrebbe rivelarsi non necessario».

Lei pone l’accento sulla collocazione felice della città. Ma spesso per arrivarvi si devono fare code in autostrada o sopportare lunghe attese e altri disagi in treno. Non crede che qualcosa andrebbe rivisto nei collegamenti esterni?

«Lavorando anche a Firenze so bene come ormai l’area tra Pistoia e il capoluogo regionale sia un tutt’uno e quanto soffra dei problemi del traffico. Una situazione di cui si occupa anche una apposita commissione dell’Aci. Io sono un fautore della realizzazione della terza corsia autostradale e dei nuovi caselli. E ancora di più del potenziamento della rete ferroviaria, con il raddoppio della linea che dovrebbe arrivare non solo a Montecatini, ma fino al mare. E va scongiurata la chiusura della tratta della Porrettana».

Altri suggerimenti per incrementare l’arrivo del turismo di qualità?

«Dobbiamo puntare su quattro pilastri fondamentali: la grande attrazione che esercitano i capisaldi della nostra arte e della nostra cultura, il rapporto tra il vivaismo e la città, la qualità dell’offerta enogastronomica e agroalimentare, i grandi contenitori che rappresentano di per sè una stupenda coreografia per gli eventi. Occorrono percorsi più o meno permanenti sui grandi artisti locali: perché non pensare ad esempio a settimane dedicate alla grande produzione di Della Robbia, Marini, Vivarelli e altri ancora? Bisogna poi incrementare le inziative dei vivasti per l’arredo urbano, come avviene a Montecatini, e individuare una grande mostra per il pubblico internazionale amante del verde. Strutture incomprensibilmente inutilizzate, se non abbandonate, come la Fortezza S. Barbara o la chiesa-convento di S. Lorenzo devono funzionare a pieno ritmo. Come la nuova Cattedrale».

Ma chi e come deve poi organizzare e promuovere gli eventi, ora che l’Apt è stato chiuso? E con quali mezzi?

«Mi sembra fuori di dubbio la necessità di una struttura permamente dotata di personale e risorse per l’individuazione delle manifestazioni da proporre e la loro comunicazione e promozione. Altre città si stanno muovendo in questa direzione. A mio avviso dobbiamo recuperare anche un certo ritardo sul web. Dovrebbe essere presa ad esempio l’iniziativa di complessi come quello di Sammommé che si autopromuove in maniera eccellente sulla rete, con risultati incoraggianti».

Si sente parlare della possibilità di un nuovo albergo nel centro storico che potrebbe sorgere proprio nello stabile dell’Aci: c’è qualcosa di concreto?

«Non le nascondo che è un’idea che accarezziamo. Siamo diventati proprietari dell’intero palazzo Forteguerri e nella parte superiore ci sono soltanto archivi che potrebbero essere collocati altrove, senza problemi. Abbiamo anche chiesto un progetto di massimo ad un professionista e ci viene confermato che potremmo realizzare una struttura ricettiva con una decina di camere dotate di ogni comfort. Un complesso per i turisti della fascia alta, che certo non guasterebbe. Al primo piano potremmo anche recuperare spazi per la convegnistica, e sul retro abbiamo un parcheggio per 60 posti auto ideale per la clientela. Un progetto del genere richiederebbe però imprenditori privati disposti ad investire, vedremo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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