Il Tirreno

Pistoia

IL ricordo

«Nello morì per aver scelto di dare un’opportunità a me»

«Nello morì per aver scelto di dare un’opportunità a me»

PISTOIA. «Nello Galigani andò a lavorare alla manutenzione per agevolare me: a quei tempi avevo appena 25 anni e avevo bisogno di un’occupazione stabile. Così mi fece mandare in reparto e lui si...

2 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. «Nello Galigani andò a lavorare alla manutenzione per agevolare me: a quei tempi avevo appena 25 anni e avevo bisogno di un’occupazione stabile. Così mi fece mandare in reparto e lui si offrì per fare i lavoretti. Prima del 1957 avevamo lavorato per alcuni anni insieme nel reparto di ribattitura: io scaldavo i chiodi e lui li ribatteva per fissare le carrozze».

A ricordare Nello Galigani, l’operaio morto sul lavoro il 19 novembre del 1957, all’età di 55 anni, caduto dal tetto in eternit della Cattedrale, è Walter Bonistalli, classe 1932.

«Sono entrato alla ex San Giorgio nel 1947 – racconta – e per anni Nello è stato mio compagno di lavoro. Verso la metà degli anni ’50 il fissaggio con i chiodi fu sostituito dalle saldature, così i 60 operai che erano addetti a quel reparto furono smistati altrove: venti furono mandati al Capannone A, dove il lavoro era assicurato, mentre quaranta rimasero a disposizione per le manutenzioni e le esigenze della fabbrica. Io all’inizio ero stato destinato al secondo gruppo. Fu Nello ad intercedere per me con il direttore: disse che io ero giovane, avevo tutta la vita davanti, avevo bisogno di lavorare, e che quindi avrebbero dovuto mandare me al Capannone A e lui sarebbe rimasto a disposizione per le manutenzioni, dove il lavoro era saltuario. E così fu. Quando morì mi invase una grande angoscia perché sapevo che lui era andato alle manutenzioni per dare una possibilità di lavoro a me».

Walter Bonistalli ha lavorato per anni dentro la Cattedrale: «Mi ricordo che dal 1947 fino al 1950 l’edifico non aveva neppure il tetto, né il cemento per terra. D’inverno era un freddo tremendo. A quei tempi le misure di sicurezza erano scarse, se non inesistenti: lo stesso Nello, quella mattina, fu mandato sul tetto senza nessuna protezione.

«Io, quando accadde l’incidente, ero ai trattamenti termici: in quel reparto ci sono rimasto per tanto tempo, fino a che non ci fu il trasferimento definitivo di tutta la fabbrica nei capannoni nuovi. Mettevo le lastre di amianto nei forni affinché si ammorbidissero e si riuscissero a modellare per rivestire le carrozze. Sono stato riconosciuto come esposto e mi hanno dato anche 21 milioni di lire di riconoscimento. Poi, però, siccome sono andato in pensione nel 1984, (quindi prima del 1992, anno del riconoscimento previdenziale per gli esposti e di messa al bando dell’amianto), me li hanno ripresi. A causa del lavoro in Breda mi è stata persino riconosciuta la sordità: le lavorazioni, infatti, erano rumorosissime». (m.q.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web