Il Tirreno

Pistoia

Abbiamo tesori da offrire, organizziamoci

di Tiziana Gori
Abbiamo tesori da offrire, organizziamoci

L’imprenditore del turismo: «Il settore può dare lavoro a migliaia di pistoiesi inoccupati»

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PISTOIA. «La crisi c’è ovunque, ma parte degli 11mila pistoiesi che non lavorano, con una serie di mosse pubblico-private, possono essere reinseriti nel settore turistico».Riccardo Chelucci, presidente provinciale di Asshotel Confesercenti, ragiona da imprenditore. Da imprenditore legato alla professione che si è scelto, alla sua terra (è nativo di Sammommè, dove gestisce l’albergo-ristorante Arcobaleno), alla ricchezza culturale della sua città. Per il turismo pistoiese è stato un buon anno, con una leggera flessione a dicembre. La città ha scoperto di poter svincolare la sua capacità d’offerta dal solo Festival Blues. Il successo di Dialoghi sull’uomo ne è una dimostrazione. Ma siamo vicini alla Pasqua, periodo in cui le città toscane si riempiono di turisti, e non ci sono iniziative in ponte che richiamino persone a Pistoia. Eppure potrebbe essere un’occasione per accrescere la presenza di turisti in alberghi e bed&breakfast.

Chelucci, lei conosce bene il settore extralberghiero ed è convinto non solo che sia destinato a crescere, ma che in questo ambito molte famiglie potrebbero trovare il modo di integrare redditi familiari sempre più poveri.

«In pochi anni gli agriturismi sono triplicati e i bed&breakfast decuplicati. I clienti si spostano, comprano al negozietto, vanno al bar, al ristorante. Fanno girare l’economia. Nell’immediato futuro ci sarà bisogno di nuove strutture, e chi ha degli immobili da destinare allo scopo potrebbe, a mio avviso, pensare a questa soluzione per integrare il reddito familiare».

In generale come potrebbe essere migliorata l’offerta turistica della città?

«Il turista deve essere invogliato a non bighellonare distrattamente o a sostare sui gradini, pur se in contemplazione di piazza del Duomo. Tutto sta nell’organizzazione: della promozione, degli eventi, delle visite. Penso alle due-tre ore di tour del centro strutturate in percorsi museali all’aperto. Le nostre chiese, ad esempio, sono quasi sempre chiuse. Perché non rendere permanente l’idea sviluppata dal Comune lo scorso anno di cooperative di giovani guide che, sotto la supervisione della Diocesi, mostrano le chiese ai visitatori? Abbiamo oltre 500 associazioni - un’enormità - che potrebbero essere impiegate nell’organizzazione di eventi. E penso ad un patrimonio culturale che non è fruibile ai più: quello organistico legato agli splendidi strumenti Agati-Tronci, e il patrimonio della Fondazione Tronci, esposto solo in parte».

Pistoia non vanta una forte tradizione turistica. Fino a poco più di un decennio fa non c’erano nemmeno cartoline della città. Ritiene davvero che questo settore possa diventare fonte di benessere per migliaia di pistoiesi?

«Essere meno “turistici” rispetto ad altre città dà un’originalità in più. Un’identità turistica particolare. Noi dobbiamo solo organizzare il nostro excursus, non inventarlo. Mi piace l’idea di Bertinelli (candidato del centrosinistra, ndr) di un percorso della cultura: la cultura può dare ricchezza e lavoro in un momento in cui c’è bisogno di un’identità di prodotto. Pistoia ce l’ha, non solo per piazza del Duomo. A Firenze il prodotto turistico è maturo. È una città multietnica dove non si respira più la fiorentinità di un tempo. Alcuni miei colleghi pistoiesi lavorano molto con ditte di Prato e dell’Osmannoro che invitano clienti qui, perché siamo una realtà ancora incontaminata».

È originario della montagna pistoiese e dalla soppressione di parte della linea Porrettana ha intrapreso una battaglia in favore della ferrovia.

«La mobilità è di importanza fondamentale per lo sviluppo; più che la terza corsia sull’autostrada Firenze-Mare, vedrei bene un potenziamento della mobilità su rotaia e un efficientamento del servizio bus. Sa che da un anno non c’è più un treno la domenica mattina che porti a Porretta? S’immagini un turista che volesse fare trekking... Le coincidenze dei bus, poi, sono anticipate di cinque minuti rispetto all’arrivo del treno».

È tra gli esercenti più agguerriti contro le multe della polizia municipale ai clienti delle strutture ricettive in centro.

«È una questione di sensibilità verso l’accoglienza. Se il turista sbaglia, paga, se imbocca di notte un varco poco comprensibile come quello all’angolo tra via Volta del Pesce e corso Gramsci (che indica una corsia preferenziale dove sono incappati decine di automobilisti, ndr) magari si può pensare a soluzioni che facilitino la vita, e la visita, di chi viene da noi».

Qual è la sua idea di mobilità in centro? E quella del centro storico?

«È fondamentale che l’autobus arrivi in centro. I due capolinea del Copit si sono rivelati una scelta sbagliata. Detto questo, sono d’accordo che il cliente si fermi davanti all’albergo il tempo di scaricare le valigie, e dopo porti l’auto fuori. Sogno un centro pedonale, con le piazze libere dalle auto».

Non è letale per il commercio?

«Potrebbero essere previsti, in orari prestabiliti, il transito e la sosta con disco orario. Una sosta limitata».

Pistoia è rimasta ancorata per molti anni al solo Festival Blues. Una manifestazione il cui nome è indissolubilmente associato alla nostra città. Ma il successo di Dialoghi sull’uomo ha fatto capire che possiamo essere appetibili per pubblici diversi.

«Il punto di partenza è la sinergia pubblico-privata. Le amministrazioni locali, e la stessa Pistoia Promuove, che individuano con Fondazioni e banche - le più attive sinora sono state la Fondazione Caripit e la Bcc di Vignole - date ed eventi calendarizzati in base al periodo. E da lì partire con la programmazione».

Cosa pensa della decisione di abolire le Apt?

«Non lo ritengo un grosso problema, neanche per Pistoia. Le risorse, ripeto, possono essere trovate dal pubblico e dal privato che creda nell’iniziativa, com’è stato per la recente Fiera di Gent patrocinata dalla Provincia. Con la scomparsa delle Apt e l’accentramento delle funzioni in Toscana Promozione, le iniziative pubbliche sono gioco forza minori. Dobbiamo muoverci in un altre direzioni».

Lei continua a ritenere prioritaria la nascita di un polo espositivo e un polo congressuale. Soprattutto il secondo. Perché?

«Come polo espositivo, la Fortezza da Basso di Firenze ha fatto il suo tempo. È troppo nel cuore della città, troppo complicata da raggiungere. Le associazioni di categoria hanno avuto diversi incontri con le amministrazioni locali e con la Regione. L’area Banci, a Prato, fu bocciata dall’attuale sindaco Cenni, e per la scelta di un nuovo polo espositivo, ci siamo fermati lì. L’assenza di un vero polo congressuale in Toscana si fa sentire. Il Convention Bureau di Montecatini è obsoleto. Sono fiducioso - e lo dico consapevole di parlare di un concorrente - per l’Hilton Garden che nascerà nell’ex Breda. Un polo da 400 posti. Ci sarà lavoro per catering, hostess, accompagnatori, tassisti. Per l’indotto».

A proposito di ex Breda, alcuni lamentano che sarà il vero cuore della città.

«Se l’urbanistica si ferma un anno (a causa della mancata approvazione del regolamento, ndr) è comunque in atto uno spostamento di funzioni e servizi che non ricordo dal Dopoguerra. È auspicabile che non vi sia un’ulteriore fuga di funzioni dal centro dopo quella dell’Agenzia delle Entrate. Per il resto, è sufficiente che i tasselli siano inseriti al posto giusto, e i servizi distribuiti in modo omogeneo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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