Partecipate,viaggio nel dedalo di società in mano al Comune
Nel complesso il loro valore nominale è sui 40 milioni di euro. La situazione caso per caso, partendo dall’Atp
PISTOIA
Quanto costano? Sono utili e necessarie? Se possono tenere alcune e chiudere altre? Ci sono quote da acquistare o vendere? Alla luce della crisi che attanaglia gli enti locali sono quesiti di fondamentale importanza alla vigilia delle elezioni. La macchina comunale dovrà funzionare al meglio, con il minor costo possibile. Ecco allora che una razionalizzazione nelle partecipate appare indifferibile.
Il valore nominale delle 80 partecipazioni del Comune di Pistoia si aggira intorno ai 40 milioni di euro. Ma come insegna il caso Sat il valore reale è molto maggiore: nello scorso settembre il Comune ha venduto le proprie partecipazioni della Sat, la società che gestisce l’aeroporto di Pisa, della quale Pistoia deteneva lo 0,69% (67.750 azioni per un valore nominale di 1,65 euro e un valore totale di 110 mila euro circa).
Dalla vendita di queste quote il Comune ha incassato più di 800 mila euro.
Si può quindi presumere che il valore reale delle 80 partecipazioni di Palazzo di Giano si aggiri in realtà tra 80-100 milioni di euro, almeno il doppio del valore nominale. Per “fare cassa” il Comune ha due strade: vendere le quote oppure incassare gli utili prodotti dalle partecipazioni e integrarle, dove possibile, con i canoni di concessione, ovvero il “fitto” delle reti (ad esempio quella del metano) che il Comune mette a disposizione delle aziende.
Nel 2010 le entrate da canoni concessori sono state tra 2-3 milioni di euro, prevalentemente dovuti ai servizi di acqua.
A fronte di un patrimonio pubblico così ingente “parcheggiato” in società di vario genere, quanto costano le partecipate, quanto denaro torna nelle casse comunali e qual è la qualità del servizio offerto?
Perché il senso delle partecipate è appunto questo, come scrive lo stesso Comune di Pistoia sul proprio sito internet: “accrescere l’efficienza e la competitività dei servizi ed avere riflessi positivi sul bilancio comunale e sui costi a carico dei cittadini”.
Partiamo dalle partecipate più conosciute ai cittadini.
Atp (associazione teatrale pistoiese). L’associazione, partecipata direttamente dal Comune al 65%, gestisce l’attività del Teatro Manzoni, del Francini di Casalguidi, del Comunale di Lamporecchio, dell’Yves Montand di Monsummano e del Mascagni di Popiglio. Cura e organizza inoltre anche manifestazioni e rassegne.
L’Atp ha chiuso il 2010 con un utile di 12 mila euro. Il Comune ha elargito un contributo di 728 mila euro per l’esercizio 2009/2010 dell’associazione; se si aggiungono anche quelli degli altri enti locali si raggiunge il milione e duecentomila euro.
Il cda dell’Atp, che verrà rinnovato dal prossimo sindaco, a maggio dello scorso anno ha deliberato l’interruzione dell’indennità di carica.
Da allora al presidente dell’Atp Giuseppe Grattacaso, ai sei membri del cda (Emidio Picariello, Claudia Bertagni, Sauro Degli Angeli, Enrico Innocenti, Anna Maria Michelon, Gian Michele Mostardini) e ai tre del collegio sindacale (Sauro Trinci, Simona Innocenti, Paolo Piccardi) viene quindi riconosciuto solo un gettone di presenza di 30 euro. L’Atp era finita al centro di forti polemiche per l’alto costo sostenuto per il personale dell’associazione: circa 900 mila euro.(1 - continua)
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