In manette i tre banditi delle slot
Schiaffi e minacce all’incaricato di raccogliere gli incassi
PRATO
Schiaffi e minacce di morte, caricando il timbro delle voci con l’accento calabrese e paventando l’appartenenza ad una cosca ndranghetista. Così due fratelli pluripregiudicati di origini calabresi ma residenti a Poggio a Caiano e a Comeana, con la complicità di un tunisino, erano riusciti a rapinare un trentaquattrenne pistoiese di duemila euro. E l’avrebbero fatta anche franca se una settimana più tardi un cittadino non avesse informato i carabinieri della stazione di Poggio a Caiano di quanto gli era capitato di vedere. E così, sulla base di quella notizia criminis gli uomini dell’arma guidati dal maresciallo Monaco, hanno fatto le necessarie indagini e sono riusciti a raccogliere le prove della rapina. Sulla base del loro rapporto, il sostituto procuratore della Repubblica di Prato, Giuseppe Ledda, ha chiesto ed ottenuto i provvedimenti di custodia cautelare in carcere per i due fratelli di 42 e 46 anni e per il tunisino di 45.
La rapina sarebbe avvenuta il 16 dicembre scorso nella sala giochi adiacente al Bar Sport in piazza XX Settembre, a Poggio a Caiano. Il trentaquattrenne pistoiese, dipendente di una società che gestisce slot machine, si sarebbe presentato, come di consueto, per recuperare l’incasso. E aveva già terminato l’operazione quando era stato affrontato dai tre. Uno si era fermato davanti alla porta a fare da palo e gli altri due lo avevano rapinato dell’incasso, schiaffeggiato ripetutamente e minacciato di morte se avesse denunciato l’accaduto. La titolare del bar, una cittadina cinese, non si era accorta di nulla, a parte il fatto che, terminata l’operazione, il trentaquattrenne non si era fermato a consegnarle la sua percentuale delle giocate. La vittima avrebbe poi spiegato per telefono alla donna quello che era successo e che non aveva nessuna intenzione di denunciare l’accaduto. Lo stesso avrebbe fatto col titolare della ditta di cui è dipendente. Ed inutili erano state le insistenze di quest’ultimo per fargli fare la denuncia.
La svolta l’ha data un privato cittadino che, quasi a mo’ di battuta, avrebbe chiesto ad un carabiniere suo amico se era a conoscenza di quello che era successo nel Bar Sport. Da lì sono partite le indagini e ieri mattina, dopo due mesi di indagini la svolta con gli ordini di custodia cautelare.
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