Il Tirreno

Pistoia

«Una cabina di regia per sfruttare bene la risorsa turismo»

di Marco Innocenti

Donnini (Pistoia Promuove): «Eccelliamo in tanti campi, possiamo sfondare partendo dal recupero del centro»

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PISTOIA

Si stanno rivedendo i numeri, ma è certo che i dati del turismo sono incoraggianti. Se i definitivi del 2010 indicavano oltre 100mila arrivi in più in provincia rispetto al 1997 (830mila contro 728mila), ancora più evidente è stato l’incremento nel 2011, nonostante la crisi. Ma c’è un elemento che fa riflettere: nelle presenze la parte del leone la fanno, sempre stando ai dati del 2010, Montecatini e la Valdinievole (700mila arrivi, di cui 581mila nella città termale), seguite dall’area Montalbano (67mila) e da quella montana (52mila). In coda il territorio comunale di Pistoia con 50mila arrivi.

Eppure non mancano punti di eccellenza per attirare flussi crescenti di visitatori: architettura, arte, cultura, verde, neve, enogastronomia, artigianato, commercio, manifatturiero pregiato (biancheria, lingerie ed altro). E si potrebbe continuare. Cosa manca allora perché Pistoia si affermi anche nei numeri come città d’arte di grande richiamo, traendo dal turismo linfa aggiuntiva di cui ci sarebbe un gran bisogno in un momento di crisi?Una risposta arriva da Massimo Donnini, presidente di “Pistoia Promuove”, la società della Camera di Commercio diventata fondamentale soprattutto dopo la chiusura delle Apt.

«La città e l’intera provincia – afferma – hanno tutto per eccellere, ma mancano un marchio-ombrello e una rete che consentano davvero di fare sistema a tutti i soggetti che operano nel comparto».

Ma c’è la consapevolezza che il turismo sia una risorsa da incrementare? E più ancora: esiste la volontà di mettere l’argomento al centro dell’agenda di categorie, associazioni, operatori, enti, politici e amministratori?

«Sotto questo profilo occorre fare ancora uno sforzo. Per quanto ci riguarda, stiamo lavorando, in accordo con la Provincia e la Camera di Commercio, a un piano triennale di eventi e promozioni che include tra l’altro il periodo dei mondiali di ciclismo e anche l’Expo del 2015, per la ricaduta dell’evento sul territorio toscano e pistoiese».

Con quali risorse vi muovete?

«Non abbiamo fondi diretti, di volta in volta contiamo sui finanziamenti della Camera su progetti definiti e condivisi. Cerchiamo di ovviare con una strategia che mira a rendere ricercata - turisticamente parlando - l’intera provincia: Pistoia come centro d’arte, del verde, dell’artigianato, della cultura e dei commerci; la montagna non solo per lo sci, ma anche per il trekking, la mountain-bike, l’agriturismo e l’enogastronomia;l’area Montalbano per il suo parco naturale che va da Montemurlo a Serravalle; Montecatini per il termalismo».

Avete progetti specifici su Pistoia?

«Puntiamo a mettere in rete una gamma di offerte di qualità nel campo dell’arte, della cultura, del verde e dell’aritianato. Abbiamo l’incarico di predisporre un piano complessivo che valorizzi le nostre eccellenze individuando eventi da calendarizzare su tutto l’arco dell’anno e procedendo poi con la promozione. Nostro compito è anche quello di scoprire i mercati che possono garantire il maggiore e miglior flusso di visitatori possibile. Gli elementi di base non mancano e nemmeno le aree espositive. Tutto a nostro avviso deve partire dal fascino e dalla storia del centro storico medievale, che oltretutto mette a disposizione complessi come la Fortezza Santa Barbara e il convento di S. Lorenzo capaci di ospitare grandi eventi in una cornice da rara bellezza. E stretto dovrà essere il collegamento con il mondo dei vivai: pensiamo a pacchetti che comprendano anche visite guidate nei luoghi di produzione e nel parco del germoplasma».

Gli operatori e le categorie sono pronti al necessario salto di qualità nei servizi che devono mettere a disposizione per affermarsi come città ospitale?

«Sono consapevoli della direzione verso la quale ci stiamo muovendo. Abbiamo in corso incontri con associazioni di categoria e gruppi particolarmente interessati e cerchiamo intese con soggetti il cui contributo accrescerebbe le nostre possibilità di incidere, come la Fondazione Cassa o altri sponsor e partner».

Quali sollecitazioni ricevete in questi incontri?

«Tra le altre, quelle di studiare come far rifiorire la tradizione delle botteghe artigiane in centro, di far riaprire locali storici come il Globo e Valiani, di riportare l’antiquario nel cuore della città e di potenziare iniziative come “Immagine Italia” per promuovere al meglio anche il manifatturiero. Nonostante il gelo, a Firenze abbiamo portato 70 buyers e le aziende che lavorano con l’estero hanno avuto importanti ordinativi. L’anno prossimo vorremmo poter ospitare 100 buyers».

Altri campi di intervento?

«L’ulteriore affermazione della provincia come territorio di una enogastronomia di eccellenza. Stiamo facendo una ricerca e abbiamo spedito 200 questionari: 70 aziende ci hanno risposto immediatamente, altre 30 si sono aggiunte poco dopo. L’interesse è inequivocabile. Ora dovremo selezionare i produttori che possono rivolgersi al mercato nazionale ed europeo, organizzare eventi, trovare i luoghi adatti per accoglierli e promuoverli».

Ritenete che la vostra azione sia compresa a dovere da parte delle amministrazioni locali? Vedete nei programmi proposte politiche che vadano nella direzione necessaria per fare del turismo la risorsa aggiuntiva necessaria?

«In tutta franchezza, credo che un po’ di aria nuova non guasterebbe. Mi pare indispensabile un mutamento che consenta ai nostri amministratori di comprendere appieno le evoluzioni in atto nella politica economica e di porre l’irrinunciabile attenzione al recupero dell’immagine e della fruibilità del centro storico come punto fondamentale da cui ripartire: non è un bel biglietto da visita, ad esempio vedere monumenti privi di cartelli e strade senza segnaletica turistica. Ma la loro parte devono farla anche gli operatori per dare più servizi e migliore accoglienza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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