Il Tirreno

Pistoia

Giovani a Bottegone in cerca di un sogno

di Elisa Pacini

«La frazione è trascurata, i ragazzi sono pronti a impegnarsi, ma gli manca qualcosa di bello da difendere»

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PISTOIA. Le sedie sono disposte in cerchio, Alfredo cerca di far partire un filmato da proiettare. Si parla dell’importanza di dare una seconda opportunità a chi nella vita è inciampato, una riflessione guidata da Sauro Gori della cooperativa “In Cammino” invitato dagli animatori del gruppo giovani della parrocchia di Sant’Angelo di Bottegone, una di quelle zone per cui la parola periferia sembra coniata apposta.

Jacopo Cappelli, Leonardo Mussato, Alfredo Neri, Ilaria Tesi e Francesco Greggio hanno dai 18 ai 27 anni, non molti di più dei ragazzi che di lì a poco riempiranno la sala per l’incontro del mercoledì sera. «Cerchiamo di proporre ai ragazzi del post cresima – spiega Jacopo, 22 anni – tematiche su cui riflettere, per fargli conoscere nuove realtà». Nei prossimi incontri si parlerà di ambiente, comunicazione e libertà d’espressione.

Il primo incontro però è stato dedicato alla politica, perché «non è lontana, non è quella di Roma – dice Leonardo, 23 anni – la politica è vicina, è l’amministrazione della zona pubblica. Con un ragazzo impegnato in politica qui del Bottegone abbiamo riflettuto su uno dei problemi della nostra zona, la zona industriale quasi totalmente “dimenticata”. Non ci sono fabbriche e tutti quei campi che vi fanno parte, potrebbero essere sfruttati meglio secondo noi».

Gli incontri sono un piccolo laboratorio di impegno giovanile: dalla parrocchia, alla politica, ai beni comuni. «Non è una sfida leggerissima – incalza Alfredo – ma siamo spinti da motivazioni valide e poi noi animatori siamo una decina, l’unione fa la forza». Ma non si dice sempre che gli adolescenti sono interessati solo a computer e cellulare? «Non è vero – risponde Jacopo – o forse lo sono perché non si rendono conto di quanto si può fare per provare a cambiare le cose. Basta dargli un’opportunità: per esempio quando abbiamo detto che si potrebbe andare tutti a piantare un fiore nella zona industriale o a tagliare l’erba, in molti ci hanno chiesto giorno e ora. Erano pronti».

La parrocchia di Sant’Angelo racchiude la gran parte di una frazione, Bottegone, che negli ultimi venti anni è stata in continua espansione demografica. Agli insediamenti di edilizia popolare è seguito l’arrivo di molte famiglie di immigrati che hanno trovato lavoro nei vivai. Intorno a don Piergiorgio Baronti, la parrocchia ha dato vita negli anni a tante attività aggregative ed insieme ai due circoli (un circolo Mcl e la Casa del popolo) è l’unico punto di ritrovo di una zona molto popolosa e con molti “nervi” scoperti.

Com’è Bottegone vista dai suoi ragazzi? «Bottegone è trascurata – dice subito Jacopo – sinceramente con tutte queste costruzioni, non si vedono i ritorni per il cittadino. Le cose per la comunità sono rimaste le stesse negli anni e in più sono malgestite».

«Manca anche un posto dove poter giocare liberamente a pallone – dice Leonardo – dei due campetti che ci sono davanti alla palestra, non c’è un vero progetto di utilizzo». Si sente vicina la politica locale? «La gente – continua Jacopo – è rassegnata. Manca il bidone della spazzatura, allora si butta tutto in terra. C’è la rete intorno al campino? Si buca. Il problema è che manca qualcosa di bello da difendere».

Gli scheletri dei capannoni della zona industriale, dove ad oggi c’è solo un’azienda funzionante che tra l’altro porta il “made in Bottegone” nel mondo con le sue creazioni moda, sono poco distanti da un altro edificio ormai semifatiscente, la Mas. Tra la vertenza Mas e quella della Radicifil, Bottegone è stata molto colpita dalla crisi del lavoro. «La gente ha cercato di far sentire la sua solidarietà agli operai – dice Alfredo – ma in generale la crisi si sente: basta vedere la fila che c’è alla porta della Caritas».

Parlando i ragazzi confidano che il loro sogno sarebbe avere una piscina a Bottegone, perché con l’oratorio estivo si sono scontrati con i prezzi alti degli impianti esistenti a Pistoia. Ma la proposta è tutto fuorchè buttata là.

«È un sogno ma fino ad un certo punto- dice Leonardo- perché una piscina o una palestra potrebbe creare dei posti di lavoro per i tanti disoccupati che ci sono». Le proposte non mancano non solo per Bottegone ma per una città che in generale «non valorizza i giovani – dicono – non aiuta ad esprimere le qualità dei ragazzi».

Per lavorare in una zona «depressa» dicono «ci vuole fortuna» e «avere una giusta remunerazione è un bel sogno». Le associazioni di volontariato sembrano un punto di riferimento più della politica «perché vedendo gente che si impegna- dicono- ti viene spontaneo seguire il loro esempio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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