Il Tirreno

Pistoia

«Patema d’animo, sofferenza e preoccupazione costante»

Diecimila euro a testa chiesti dall'avvocato Federico D'Angelo per i suoi 29 assistiti: tutti residenti intorno all'inceneritore di Montale entrati nel processo come parte civile.

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PISTOIA. Diecimila euro a testa chiesti dall'avvocato Federico D'Angelo per i suoi 29 assistiti: tutti residenti intorno all'inceneritore di Montale entrati nel processo come parte civile. Cinquemila per gli 11 cittadini rappresentati dai legali Enrica Battaglia ed Elena Di Salvo. I difensori hanno inoltre richiesto una sentenza di colpevolezza per tutti i reati contestati - dalla responsabilità degli sforamenti al mantenimento in funzione dell'impianto - nei confronti di Giorgio Tibo, ex presidente Cis srl, e Maurizio Capocci, ex responsabile dell'impianto. Patema d'animo, sofferenze e preoccupazione: è quanto subìto, secondo i rappresentanti legali, dai 41 abitanti dell'area vicina all'inceneritore montalese. Citati in giudizio, come responsabili civili, ci sono Cis srl (alla gestione dell'impianto), Cis Spa (alla proprietà) e i Comuni di Montale, Quarrata e Agliana nella veste degli allora sindaci (comproprietari della struttura).

« C'è stata senza dubbio una continuità dei reati e di sicuro una molestia alla persona - ha ripetuto D'Angelo di fronte al giudice Martucci - Ben diffuso e profondo è stato l'allarme e il disagio subito dai cittadini che abitano intorno all'inceneritore». Il legale ha parlato di «allarme sociale e turbamento psicologico». «Non è necessario - ha detto - accertare in concreto quale siano le conseguenze degli sforamenti: anche perché non hanno effetti sanitari immediati. Soltanto le analisi avviate per stabilire se ci sia stata o meno contaminazione del territorio (l'avvocato si riferisce all'indagine ambientale di Arpat su terreni, acque e animali vicini all'impianto, ndr) sono moleste di per sé, al di là dell'esito, tra l'altro devastante, dello studio».

«I patemi d'animo - ha invece contestato Niccolai, difensore di Capocci - se ci sono vanno dimostrati. Nessuno ha prodotto certificati sul danno biologico (danni psichici e fisici, ndr). Non c'è alcun legame provato tra eventuali patologie riscontrate nella popolazione e i fatti del 2007. Non c'è poi molestia avvertita dai cittadini, come ad esempio occhi rossi e irritazioni, per poter parlare di risarcimenti».

Secondo l'avvocato Pamela Bonaiuti del foro di Prato, difensore di Legambiente, sono invece evidenti i danni riscontrati dal circolo pistoiese: «Li ha subiti - ha ripetuto- nel momento in cui la violazione della norma da parte degli imputati Tibo e Capocci ha vanificato, frustrato e ostacolato gli scopi statutari dell'associazione e le iniziative a tutela dell'ambiente realizzate negli anni».

«Non c'è stata alcuna inibizione nel raggiungimento degli scopi di Legambiente- ha precisato Niccolai- Di sicuro non è stato provata l'esistenza di danni risarcibili». Il legale di Comuni, Cis spa e Cis srl ha infine insistito sull'estraneità dei suoi assistiti rispetto alla causa della fuoriuscita di diossine e furani. «Il fatto - ha detto - è da imputare alla pessima qualità dei carboni attivi». Sulla responsabilità della spa ha inoltre specificato che la società pubblica, in quanto proprietaria, non deve rispondere dell'operato dei dipendenti Cis srl.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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