Mutui da pagare e figli da mantenere, è rabbia alla Tnt
Presidio dei lavoratori all’incontro tra azienda, Rsa e sindacati: «Oggi chiederemo lo stipendio di gennaio»
PISTOIA
Ripartire subito con una nuova società tenendo buoni fornitori e clienti, riducendo drasticamente il personale e dismettendo la produzione. Importare e commercializzare: è questo il futuro della Prato Tnt secondo i dipendenti della ditta montalese. E sembra che le importazioni, a costi decisamente più bassi, siano già iniziate.
Operai e impiegati ieri pomeriggio erano in piazza Garibaldi, a Pistoia, per il primo presidio dopo l’annuncio del concordato preventivo chiesto dalla proprietà. In ballo c’è la stabilità di 44 famiglie. Oggi è giorno di paga. Alle 16 i dipendenti saliranno negli uffici ma lo stipendio di gennaio, già ricompreso nel percorso intrapreso dai vertici aziendali, probabilmente non arriverà. «L’unica busta che abbiamo visto in tanti mesi è quella della tredicesima».
Il pagamento della cassa integrazione ordinaria infatti è bloccato da ottobre. «Dipende dai proprietari – continuano i lavoratori-. Non hanno mandato all’Inps il conto delle ore e questo ritardo si è sommato a quello dell’Istituto di previdenza. Se l’azienda non ha soldi per concederci l’anticipo almeno potrebbe fare dei solleciti». C’è chi, dall’autunno scorso, vive con 200 euro al mese, 300 quando va bene. Il problema adesso, in quella che fino a pochi anni fa era una ditta «familiare», è il rapporto compromesso tra Lido Pecchioli e figli e i dipendenti. «La peggior cosa – spiegano dal presidio– è la loro indifferenza. Prima i proprietari hanno smentito l’ipotesi del concordato, poi, 2 settimane dopo, ne hanno dato l’annuncio. La cassa ordinaria inoltre inizialmente era stata chiesta per 10 persone e usufruita da 5: abbiamo pensato a un calo momentaneo del lavoro ma non a una chiusura».
In mezzo a questa guerra tra poveri – solo 20 dei 44 lavoratori infatti verranno riassorbiti nella NewCo – ci sono moglie e marito che in un colpo solo potrebbero perdere due stipendi, famiglie con mutui da pagare, vedove con 3 figli a carico e persone con rate da rinegoziare e tassi di interessi che galoppano. «A maggio del 2011 ho chiesto il tfr per l’acquisto della prima casa – spiega Samuele -, ma ancora non ho visto nulla. Questa era quasi un’azienda familiare. Andavamo a cena fuori insieme. Ora tutto è cambiato».
«A fine gennaio, per la prima volta, è stata bloccata l’uscita del prodotto finito. Siamo stati fermi 3 giorni. Tutto sembra studiato a tavolino» insistono gli operai. A segnare la crisi della Prato Tnt: insoluti, perdita di commesse e una concorrenza che produce a prezzi stracciati.
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