Italia
«Tutti informati della grave crisi già dall’inizio 2011»
«Sindacati e lavoratori erano stati informati della situazione di grave crisi aziendale già durante una decina di incontri avvenuti all’inizio del 2011». Affida a un comunicato
MONTALE. «Sindacati e lavoratori erano stati informati della situazione di grave crisi aziendale già durante una decina di incontri avvenuti all’inizio del 2011».
Affida a un comunicato la propria posizione Tnt, che per la prima volta fa sentire la sua voce da quando sono state rese note le difficoltà dell’azienda. A parlare è Lido Pecchioli, a capo, insieme ai figli, della Prato Tnt. Pecchioli respinge le accuse di silenzio mosse dalla Cgil e dagli operai.
La direzione generale precisa inoltre che gli stipendi, nonostante le difficoltà, sono stati regolarmente pagati fino al 31 dicembre scorso. «Per quanto riguarda la cassa integrazione – spiega invece il titolare – l’azienda non ha alcuna responsabilità. Dev’essere infatti autorizzata dall’Inps. La Cig – continua – è stata utilizzata nell’ultimo trimestre in modo parziale per 30 dipendenti a rotazione, con una media di circa 20 giorni ciascuno e 4.845 ore complessive».
La proprietà fa poi sapere che, per quanto possibile, intende proseguire con l’attività «nel pieno rispetto delle normative e di quel corretto sistema di relazioni industriali a cui si è finora attenuta. L’azienda – sottolinea Pecchioli – conta sul supporto delle istituzioni, del sistema bancario e sulla fattiva collaborazione delle organizzazioni sindacali per intraprendere il nuovo percorso di ripresa».
La Prato Tnt è una storica ditta montalese che per ventiquattro anni ha assicurato occupazione al territorio locale e stabilità a molte famiglie della zona. La crisi è arrivata dopo la diminuzione di alcune commesse da parte del settore ferroviario. Drasticamente diminuita la richiesta di copri-cuscini e copri-materassi in tessuto non tessuto per le cuccette dei treni, la società, fortemente capitalizzata ma a secco di liquidità, ha iniziato ad attraversare il suo momento più amaro.
Il progetto di ristrutturazione del debito infine, proposto dall’azienda, non è stato accolto dalle banche, gettando nello disperazione le oltre 40 famiglie di lavoratori impiegati nell’azienda montalese di via Pacinotti.(b.f.)
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