Licenziamenti in arrivo per i 44 dipendenti Tnt
L’azienda montalese leader per anni nella produzione di tessuto-non tessuto ha chiesto il concordato preventivo, prologo alla chiusura dell’attività
di Beatrice Faragli
MONTALE
Quarantaquattro posti di lavoro a rischio. La Prato TnT ha chiesto il concordato e si prepara a chiudere i battenti. Un recupero settoriale potrebbe garantire la continuità lavorativa ad almeno la metà dei dipendenti ma la prospettiva resta incerta. «La richiesta segna la fine dell’attività. Ad oggi parliamo di oltre 40 posti persi» dice Michele Gargini della Cgil.
Venerdì sera il sindacalista era al tavolo provinciale dell’Unità di crisi per parlare di «sviluppi». La società, sotto la guida della famiglia Pecchioli, per quasi un quarto di secolo è stata leader a livello nazionale ed europeo nella produzione di tessuto non tessuto. Gli articoli hanno trovato un mercato di sbocco nei settori più diversi: dall’alberghiero all’ aero-navale-ferroviario, dall’agricolo al termale-estetico. Nel 2011 però, dopo una diminuzione importante di commesse, è stata attivata la cassa integrazione ordinaria. Dal mese scorso invece è in vigore la straordinaria.
La cattiva notizia resa nota venerdì, per alcuni è arrivata come una doccia fredda. «Il 22 gennaio – ricorda infatti Gargini – la proprietà aziendale, in risposta alle nostre preoccupazioni, aveva smentito la possibilità del concordato. Non ci si comporta così con i lavoratori. Dopo l’ultimo tavolo di confronto c’è molta diffidenza sull’affidabilità dell’azienda».
Intanto i sindacati hanno indetto un’assemblea con i dipendenti di via Garibaldi per domani pomeriggio. «Da parte dei proprietari – precisa l’assessore provinciale Paolo Magnanensi - c’è la volontà di ripartire, ma la cosa è in evoluzione ed è fondamentale aspettare. Noi come Provincia monitoreremo in maniera continua la situazione».
Il rilancio potrebbe esser quello di una newco (una nuova compagnia) concentrata sul settore trainante della ristorazione. Le grandi commesse che un tempo arrivavano dalle ferrovie infatti sono cadute a picco trascinandosi dietro la floridità di un’azienda che per anni ha portato occupazione in terra montalese. Calo della domanda e mancanza di liquidità, in una realtà fortemente capitalizzata, hanno segnato la crisi più acuta per la Prato TnT. A pesare sul destino della società, adesso, saranno gli istituti di credito. Ripartire però, anche nella migliore delle ipotesi, vorrebbe dire ridurre drasticamente – di almeno il 50% - il personale. «La priorità ora – sottolinea Gargini – sono i 44 dipendenti».
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