Il presidio
Una prevenzione mirata per contrastare il diabete
Nuovo modello assistenziale per aggredire la malattia cronica precocemente e riuscire ad abbattere le complicazioni che possono portare al decesso
di Beatrice Faragli
PISTOIA
Medicina di iniziativa contro medicina d’attesa per curare il diabete. E’ il Chronic Care Model: il nuovo modello assistenziale per le patologie croniche della sanità pubblica pistoiese.
Il sistema, per i diabetici, è attivo da un anno e i risultati sono ottimi. In media i pazienti arruolati, quasi 3 mila, hanno avuto un miglioramento della concentrazione di glucosio nel sangue. L’approccio sanitario tuttavia è ancora in fase di valutazione e, soprattutto, in attesa di finanziamenti. L’intenzione è di estenderlo anche a scompenso cardiaco, ipertensione, ictus e malattie respiratorie. L’obiettivo è ridurre al minimo i casi gravi: con un notevole vantaggio per il malato e per le tasche del servizio sanitario pubblico.
«Il diabetico – spiega infatti Roberto Anichini, responsabile delle strutture aziendali di diabetologia – è il paziente che costa di più alla società in termini di complicanze. A livello mondiale inoltre il diabete è la patologia più in espansione e in Italia i casi di questo tipo crescono di mezza persona su 100 ogni anno. I soldi però sono finiti. Se aggrediamo la malattia precocemente abbattiamo anche le complicazioni. E’ al momento stesso della diagnosi che il paziente dev’essere preso in carico dal sistema, proprio per evitare, a distanza di dieci anni, sviluppi negativi. La medicina d’attesa non è certamente il modello giusto da seguire: serve una medicina d’iniziativa».
A proporre il Chronic Care Model al cittadino è il medico di famiglia. Nel pistoiese sono stati attivati 10 ambulatori e coinvolti 61 dottori con una copertura pari al 30% della popolazione totale assistita. Valutazione clinica, educazione terapeutica e controlli periodici sono in mano a un team multi-professionale formato da infermieri (anche a domicilio) e specialisti coadiuvati dall’apporto della struttura di diabetologia e dall’associazione diabetici pistoiesi. Un gruppo che, perfettamente in linea con quanto previsto dal piano sanitario regionale, circonda il paziente ripetendogli periodicamente cosa fare e, nello stesso tempo, lo educa. Lo scopo è proprio quello di avere un cittadino cosciente della propria patologia ed esperto.
Gli operatori, nella sanità d’iniziativa, non aspettano che le persone si rivolgano ai centri sanitari nel momento del bisogno ma prevengono dal basso. Un malato che non trascura i primi segni di glicemia nel sangue e che non rimanda al futuro cure e attenzioni, ritarderà al massimo o addirittura eviterà il momento più acuto della patologia: quando cioè si interviene con trattamenti intensivi e ospedalieri.
«La sanità – spiega Paola David, medico di medicina generale – non può più caricarsi del “tutto a tutti”. Mi auguro che si prosegua nella direzione del Chronic Care Model e che ci sia un adeguato sostegno economico per farlo. Starà alle istituzioni finanziare questo percorso: un progetto che punta alla sostenibilità e alla qualità del servizio pubblico». Quando si parla di diabete, sottolineano gli esperti, non dobbiamo mai scordarci d’essere di fronte a una malattia che nel 35% dei casi porta a una morte per complicazioni cardio-vascolari. Nell’ultimo anno inoltre il servizio diabetologia ha registrato un incremento del 20% sui nuovi pazienti: la maggior parte arrivati in urgenza.
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