Sicurezza
Protesta fuori del carcere per l’arresto di Ginetti
«Ho ricevuto molte telefonate di solidarietà in questi giorni. Io non sono indignata solo per Antonio Ginetti, ma perché colpendo queste persone si vuole infamare tutto un...
di Tiziana Gori
PISTOIA
«Ho ricevuto molte telefonate di solidarietà in questi giorni. Io non sono indignata solo per Antonio Ginetti, ma perché colpendo queste persone si vuole infamare tutto un movimento, assolutamente pacifico».
C’era anche la compagna di Ginetti, Anna, ieri pomeriggio al presìdio di solidarietà nel giardino di via delle Olimpiadi organizzato dalla Rete antifascista e antirazzista pistoiese, a poche centinaia di metri di distanza dal carcere di Santa Caterina in Brana, dove Ginetti si trova in custodia cautelare da giovedì mattina. All’alba del 26 gennaio gli agenti della Digos, diretti dal vice questore aggiunto Luigi La Rotonda, hanno suonato alla porta del suo appartamento in via San Marco. Hanno perquisito tutte le stanze, sequestrando poi una videocamera e alcuni capi d’abbigliamento che gli inquirenti ritengono fossero quelli indossati durante i disordini scoppiati in Val di Susa tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Ginetti è stato arrestato con l’accusa di resistenza, violenza e minacce a pubblico ufficiale. C’è sdegno e solidarietà tra i compagni della Rete che hanno sfidato il freddo per presìdiare durante il pomeriggio i giardini vicini alle carceri. «Io sono una persona riservata - dice Anna -, e ho vinto la mia riservatezza, indossando sulle spalle la bandiera dei No Tav, perché questa situazione mi disgusta. Mi ha nauseata anche il comportamento dei media in questa vicenda».
Lei non era con Ginetti quando è stato arrestato: «So che sta bene, anche se non l’ho ancora visto. Oggi sarà interrogato dal difensore d’ufficio che gli è stato assegnato dalla Procura di Torino. Mi ha detto che si metterà anche in contatto con il coordinamento dei team No Tav in Val di Susa».
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