Il Tirreno

Pistoia

Sei farmacie in più col decreto Monti E scatta la protesta

In provincia la liberalizzazione farà nascere 27 nuovi presidi L’associazione titolari: crescita smisurata, servizio peggiore

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di Beatrice Faragli

PISTOIA

Bandoni abbassati contro le liberalizzazioni. Mercoledì 1° febbraio, nel giorno di serrata nazionale, anche le farmacie pistoiesi resteranno chiuse per dire no al decreto Monti. L’apertura dei presidi di turno sarà comunque garantita ma con luci spente e manifesti affissi in segno di protesta. «Destabilizzanti e punitive», secondo Federfarma, le novità decise dal governo.

Lo spettro è quello di una riduzione dei posti di lavoro attuali e di un abbassamento della qualità nell’offerta. «Il provvedimento – denuncia Maurizio Picconi, presidente dell’associazione sindacale titolari di farmacia – cancella il servizio farmaceutico».

Medicinali ridotti a semplice merce. Pazienti trattati alla stregua di consumatori. I farmacisti pistoiesi sono sul piede di guerra. Non ci stanno a svendere gli antibiotici con un tre per due da supermercato e a imbottire clienti di pasticche e spray per la gola. La liberalizzazione porterà in provincia, abbassando il quorum per le nuove aperture a 3mila abitanti, 27 farmacie in più rispetto alle attuali (71 private, 7 comunali). Sei quelle potenzialmente in arrivo nel solo Comune di Pistoia. Cinquemila invece i nuovi presidi stimati a livello nazionale. «Siamo d’accordo con l’apertura di un numero equilibrato di punti ma non con questa crescita smisurata che – avverte il presidente – produrrà un indebolimento generale. La farmacia, ridotta a negozio, punterà a vendere, a discapito dell’attenzione verso l’assistito».

Il settore inoltre è in piena fase recessiva. Secondo Federfarma quindi l’aumento dei presidi sul territorio non coinciderà con un incremento dell’occupazione né con un’impennata delle vendite. I consumi infatti, nel caso delle farmacie, dipendono – e l’associazione pistoiese lo sottolinea – dalla penna del medico e dalla salute della gente.

Gli obiettivi del decreto – riduzione dei prezzi, più posti di lavoro, potenziamento della distribuzione – per Picconi saranno un buco nell’acqua perché stabiliti sì da «bocconiani», ma pur sempre senza competenze farmaceutiche. «Il punto di vista del governo è quello del mercato. Per prima cosa invece viene la salute del paziente. Fare la concorrenza sui prezzi – insiste il vicepresidente Vanni Giacomelli – è una sciocchezza». I costi, oltretutto, per i farmaci di classe A sono stabiliti dall’Aifa (agenzia italiana del farmaco), quindi la guerra a colpi di sconti – previsti dal decreto, per la prima volta, anche su questa fascia di medicinali – diventa una questione tra farmacie. Sì alla riduzione della spesa, ripete Federfarma, ma occorre farlo all’origine. «Il prezzo medio della ricetta, un tempo di 24 euro, con il generico – spiega il presidente – è calato a 12. Nel 2013 si prevede un’ulteriore discesa a 9 euro». Per questo, secondo l’associazione, 27 presidi in più non porteranno occupazione nel pistoiese ma, indebolendosi l’un l’altro, al massimo e nella migliore delle ipotesi, creeranno un trasferimento dei professionisti già impegnati. «La liberalizzazione degli orari inoltre – conclude l’assemblea di Federfarma Pistoia – minaccerà la sopravvivenza del servizio di guardia farmaceutica notturna e festiva». La categoria è pronta al confronto. Per migliorare però, non per distruggere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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