Il Tirreno

Pistoia

«Dall’Ordine dei Medici una svolta sull’impianto»

Patrizia Gentilini, oncologa e punto di riferimento per i comitati anti-inceneritore guarda con speranza alla moratoria sull’ampliamento a 225 tonnellate al giorno

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di Marta Quilici

MONTALE. «Pensiamo a quanto scritto su un pacchetto di sigarette sugli effetti dannosi della combustione di un po’ di tabacco; poi pensiamo a quali potrebbero essere gli effetti di una combustione di tonnellate di rifiuti».

Con una semplice similitudine la dottoressa Patrizia Gentilini, punto di riferimento per i comitati contro l’inceneritore di Montale e medico specializzato in oncologia ed ematologia, vicepresidente dell’Ail Forlì-Cesena e membro dell’associazione Medici per l’ambiente (Isde Italia), parla dell’impatto sulla salute dell’incenerimento dei rifiuti.

Quali sono le sostanze che escono dall’inceneritore e quali effetti hanno?

Sono molte. Una di queste è il particolato, tanto più sottile quanto più alte sono le temperature di combustione, che provoca l’aumento di problemi cardiocircolatori e respiratori, come l’asma nei bambini, ischemie, infarti.

Poi ci sono i metalli pesanti, il cadmio, nichel, arsenico, piombo, mercurio, che sono cancerogeni e pericolosi per lo sviluppo neuropsichico nei bambini. Poi ci sono le famose diossine e i policloribifenili, molecole quest’ultime che si decompongono solo oltre i 1200 gradi, prodotte artificialmente dall’uomo fino agli anni ’80 che, se presenti nei rifiuti, riescono dai camini.

Diossine e policlorobifenili hanno effetti complessi, a 365 gradi, perché disturbano l’organismo a livello ormonale, incidono ad esempio sulla tiroide, sulla fertilità, sugli esiti delle gravidanze e patologie autoimmuni.

Alcune diossine e furani come il Pcb 126 sono riconosciuti come cancerogeni certi ad azione multiorgano (tumori del sangue, linfomi, leucemie).

Il raggio di azione delle polveri è di circa 10 chilometri, ma gli inceneritori non inquinano solo per le emissioni in atmosfera, ma anche per la movimentazione delle ceneri residue.

Qual è secondo lei lo stato di salute della Piana pistoiese in rapporto all’inceneritore?

Prendo atto della moratoria sull’ampliamento dell’impianto prodotto dall’Ordine dei Medici di Pistoia che segna una svolta nella vicenda.

Di fatto, nei comuni interessati dalla ricaduta delle polveri è emersa una mortalità per cancro più alta rispetto alle altre cause di morte e comunque maggiore alla media della provincia che è a sua volta superiore della media regionale. Aumentano in particolare i tumori al fegato, linfomi, mieloma.

Anche nel latte materno sono emerse tracce…

L’analisi è stata fatta solo su due mamme, a spese dei comitati. Anche se i campioni sono scarsi è emerso un dato significativo: il profilo di diossine e Pcb presenti è sovrappon

ibile a quello delle emissioni. Anche a Forlì è stato fatto il test su una mamma residente vicino all’autostrada e una vicina a un inceneritore. Nella prima il latte aveva un profilo di diossine e altre sostanze diverso.

Il problema è che è difficile fare a meno di questi impianti.

Questa è una follia. Basterebbe mettere in atto politiche virtuose. In questi anni, a fronte di un aumento della speranza di vita media, si assiste a un crollo della speranza di vita in salute.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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